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Famiglia 11 settembre 2016 · lettura 1 min · 1194 letture

Solo pane e fichi d’india

Umberto De Vita 311 poesie pubblicate
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Spirava il libeccio sui viottoli impervi che sanno di letame; e i passi risuonavano sui ciottoli informi. Ripenso a mio padre sul ciglio d’una strada con le mani ruvide e scarne che sudano miseria per un pugno di mosche nell’arida terra di Sicilia; ove i marosi rovesciano sulla spiaggia il loro livore con fragore. Il tempo, inesorabile, non lascia spazio ad altra sorte, forse in quest’ora d’arsura vengono meno gli stimoli, e la miseria ti attanaglia, ti tormenta. Un’ombra copre l’amarezza che si scioglie nell’assuefazione d’una vita grama. Anche stasera a cena ci attende un frugale pasto: solo pane e fichi d’india.
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Come afferma il poeta Giacomo Scimonelli, la povertà veniva affrontata a testa alta. E' perfettamente vero, dirò di più: non eravamo consapevoli, almeno io, di quella tremenda povertà. Vivevamo tranquillamente nella speranza del domani senza troppe domande inutili da farsi.12 dicembre 2016
L'autore
Umberto De Vita

Sono nato a Messina ma vivo a Firenze da una vita, tanto che non so più se devo considerarmi siciliano o toscano. Ho scritto la mia prima poesia all’età di 17 anni e non ho più smesso. Sono stato premiato e/o segnalato in alcuni concorsi nazionali. Mie poesie sono state incluse in alcune antologie. Nel 2012 è stata ins

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Commenti (9)

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Anna Di Principe11 settembre 2016

Un ricordo degli anni difficili vissuti in una parte del nostro Paese, in cui la società ricca era soprattutto latifondista e l'altra parte, i più, non aveva sufficienti risorse economiche perché priva di investimenti. Il bravo Poeta fa un excursus familiare dei tempi su citati... di grande intensità la figura paterna, emblema del lavoratore stakanovista. Un mondo descritto con estrema sensibilità e delicatezza, che merita il mio sincero elogio.

Antonella Garzonio11 settembre 2016

Una miseria che attanaglia, un pugno di mosche fra le mani, una povertà senza via d'uscita è quanto questo paese ha offerto a molte famiglie del Sud costrette poi ad emigrare. Ricordi rimasti vivi nel cuore dell'autore. il mio elogio

Angela Schembri12 settembre 2016

L'amara terra di Sicilia sa di fame, miseria nonostante le sudate forze di braccia per procacciare un po' di avere e di cibo da donare a moglie e figli; quell'arida terra di Sicilia che mischia il sapore salato del mare con quello del sudore. Rughe solcano gli stanchi e aridi visi dei contadini così come il sole spacca le aride zolle. Ma la natura qualcosa ancora offre, pane che sa di frumento e fichi d'India che profumano di natura selvatica. Poesia profonda, vera e tanto vissuta. Plauso!

e
emiliapoesie3912 settembre 2016

versi che ci riportano indietro negli anni quando la cena consisteva in pane acqua e fichi, miseria e desolazione che hanno segnato i giorni dei nostri genitori ...molto ben stilata i miei complimenti...

carla composto12 settembre 2016

ricordi lontani quando il benessere non esisteva... ricordi della figura paterna... che bella lirica che ci riporta alle nostre origini a quando forse tutto era più vero... il mio sincero elogio al sensibile poeta

piera tola12 settembre 2016

Sono i ricordi di un pasto frugale... a dare senso alla vita, spesso si dimentica il periodo di povertà, che i nostri cari hanno vissuto, magari anche alcuni di noi, altri lo hanno vissuto attraverso i racconti. Per quelli la cui realtà è stata di povertà...vogliamo riflettere, sul sacrificio, le privazioni, l'uguaglianza che non esiste e su tante altre situazioni che potrebbero migliorare le condizioni di vita, nostre e generazioni a seguire? Forse prima è stato troppo da una parte (però si condivideva l'amore per la famiglia, il rispetto e ogni valore che aiutava a crescere) adesso è troppo dall'altra... dove il cinismo è divento padrone...

Sara Acireale12 settembre 2016

Ricordi di un tempo lontano, quando si cenava con pane e fichi d'india, oppure pane e olive ed era già un lusso se qualche volta c'era la minestra. Eppure ci si riuniva tutti attorno allo stesso desco, si condividevano i valori. Oggi impera l'egoismo e l'indifferenza, ci sente tagliati "fuori" se non si possiede l'ultimo modello di smartphone o iPhone, se non si hanno jeans firmati. Il Poeta ogni tanto fa un viaggio nel passato, ci coinvolge e ci fa rivivere il mondo di allora...

Eolo12 settembre 2016

Mi sembra di respirare la mia terra, i suoi retaggi, i ricordi e i rimpianti che ad essa mi legano. Trovo il tuo testo mirabile nella stesura, cosi struggente da lasciare un amaro sapore m anche la convinzione di vivere la vita nei sui movimenti felici e dolose. Il testo muove il cuore commuove, oltre le metafore del tempo che regola l esistenza. , un elogio sentito.

Giacomo Scimonelli13 settembre 2016

La povertà veniva affrontata a testa alta... si lavorava e sudava senza lamentarsi e ci si accontentava di poco... quel poco oggi farebbe arrossire anche l'individuo più pessimista... ricordi che tornano vivi e la malinconia si riversa in questi sentiti versi... la mia amata Sicilia che da sempre è considerata una terra povera quando potrebbe essere un piccolo paradiso... la povertà che è solo una costrizione che conviene a molti... ma grazie a Dio la natura è la salvezza per questa terra che trae vigore dal coraggio e dalla forza di uomini che non si abbattano e cercano di andare avanti onestamente pur di sfamare la propria famiglia... versi sentiti e condivisi che mi hanno commosso...