Quando finisce
Lunabionda Valentina Di Caro
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Non posso non ricordare
che mille giorni avrò da trasportare
in questa borsa in cui
la nostalgia di te, mi apparirà
quel contenuto che non potrò lasciare
negli armadi degli alberghi
che nel mio viaggio visiterò.
Mi farai compagnia ancora per molto
fino a quando reggerà la cinghia
quella che a spalla segnerà
la cicatrice più profonda
di una donna che adesso sa
che anche l'amore può morire.
Non so cosa, né perché,
so che all'improvviso quando mi sveglio
tu non ci sei
e trema il giorno freddo come la notte
fino a stancarmi di rimanere desta
fino a crollare per cercarti in un sogno.
Mi aggiro sola
nelle stanze silenziose
e mi nutro del veleno di ogni indizio raccolto
bevo l'oblio della luna
pronunzio il tuo nome sillabandolo
raccapricciandomi.
Vorrei sedermi accanto al vuoto che hai lasciato
ma spesso non lo trovo
ed è disperazione immaginare
che arriverà, il tempo in cui ti lascerò scivolare
nei meandri di quelle cose
che nella mente tardiamo a ravvisare
perché lo spazio non contiene
un sentimento che se ne vuole andare.
Mi concentro, con la testa fra le mani
cerco il tuo profilo
con le narici raccolgo l'impervio l'odore
percorro l'immaginaria barba
imito la tua voce, in ogni battuta
che la gente non sa di avermi ricordato
ed è la fine quando
le mani si seccano come rami
su cui l'ultima foglia non sa se restare o andare.
Lotta il mio ventre contro le radici
la lingua batte di sale
nel cratere spento di una bocca
lasciata come un nido vuoto ad invecchiare.
Mai più sarà ciò che è stato
nè ciò che è stato più potrà consolare.
©
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