Due
Il lettore deve sapere, leggendomi (leggendo questa non-biografia dalla quale estrapolo che nasco a Napoli e ci vivo col pregio d’arricchirmene fino a smarrirla) che un po' della mia poetica (ammesso che sia tale) risponde al desiderio, non del tutto cosciente, d'allargare il mio ipotetico dolore, la mia svagata gioia
Commenti (3)
"Tutti abbiamo nell'orecchio tubi e canali che portano al mare"...incredibile questo breviario materiale della quotidianità. Una fotografia impietosa, un verismo esistenziale che gratta la superficie del mondo come ce lo siamo costruito per cercare sensi, e collegamenti. Giovanni, sei riuscito a trasmettere l'emozione che ti squarcia, la crudezza di immagini evocative in cui il dolore si fa viatico e i desideri si assottigliano in tubi prima di giungere all'orizzonte senza limiti. Non capisco il senso (ed è un bene, perché avvalora il valore criptico del componimento) ma sono rimasta piacevolmente colpita dalla tua lirica. Metto il segnalibro.
Tristissima, parla di un dolore vero esposto crudamente, come è la realtà narrata. Fa riflettere.
Sentita quanto triste lirica. Un tono quasi prosastico e diretto di cruda verità ed efficacia. Un viaggio di pensieri surreale ma che condute il lettore a riflettere su quello che è il modo di viaggiare delle nostre sensazioni attribuendo quasi una materialità alle emozioni. Complessa ma interessante, grande lavoro per un grande dolore... vero.


