A che serve essere uomini?
Esco di sera
per la notte bruna,
no, non è la luna che cerco,
ma i cavalli impazziti
del tempo che dorme.
I colli appena ondulati
mi segnano un confine,
fin dove io conosco
i miei e altrui passi.
E mi stendo
con gli occhi alle stelle.
Lassù mi par di vedere
un nuovo Dio, figlio mio
nato nelle mie mille e mille
mie notti bianche,
uno sconosciuto Dio,
se dall'uomo non è cercato?
E torno a misurare
la mia terra, la mia valle.
E mi spaventa l'alba,
lei, sempre la stessa:
tiepida o fredda,
luminosa o grigia,
non figlia mia,
ma dell'infinito.
E torno
quello di sempre.
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L'autore
Luigi Ederle
Sono un poeta modesto. Scrivo per passione, nato a Grezzana di Verona il 06 / 09 / 1945. Premiato una cinquantina di volte. Scrivo in dialetto, in lingua e mi piace molto l'Haiku. Ho scritto un manipolo di commedie in dialetto e una dozzina di testi per canzoni. Ringrazio il sito Scrivere che mi ospita da otto anni. Lu
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