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Impressioni 26 ottobre 2016 · lettura 2 min · 1263 letture

I mesi

Rosetta Sacchi 1894 poesie pubblicate
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Pensiamo talvolta i mesi circoscritti dentro forme di geometrie più varie, poligoni se fantastichiamo ad ogni lato un evento un ricordo un’emozione Oppure ci giriamo dentro in tondo se per insidie un mese ci viene a noia Non ha lati un cerchio e non ha partenze L’inizio dell’anno reca speranze buone seppure nel cuore sofferenze albergano e febbraio ha coccole di neve e sole e ci conduce alle azzardate fioriture d’un marzo che rovescia ombrelli e spazza strade con l’impeto del vento E folle, prima che giunga aprile spolvera i viali di mandorli fioriti Se c’è un tempo per pensare - un tempo buono - che sia di rinnovo e di respiro è delle albe luminose d’aprile quando un raggio prepotente ci acceca in viso, così nel dormiveglia sul cuscino Maggio però m’è caro e forse è ovvio era domenica quel dì... un po’ lontano che spuntai tra le rose d’un giardino. E doveva essere così... la fragilità necessita di spine... Ecco che il tempo esiste e cambia nome con i mesi che restano gli stessi e l’imbroglio noto ormai delle stagioni Annego lo sguardo tra i papaveri di luglio e mi sorprende il temporale d’un agosto che arroventa le spiagge mentre torna puntuale la migrazione delle foglie e il mutare della terra in cento sfumature Settembre siede con me sopra una panca sfoglia i ricordi mormora poi tace ha rumori soffusi il bosco ad ottobre Penso alle vigne all’uva al nettare e alle vespe tra i filari sui pampini ubriache Penso alla pace intorno al focolare all’odore delle castagne sulla brace al camposanto fiorito e a mio padre... - A volte tutto è un attimo... la vita che scorre il viaggio la meta il sogno l’altra vita - Sarà dicembre poi... e verrà Natale Penso al mio amore così lontano alla neve alle ore buie e a un bacio... - un bacio che non ho mai dato - Poi... più nulla
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L'autore
Rosetta Sacchi

"Gabbiani" - Vincenzo Cardarelli - Non so dove i gabbiani abbiano il nido, ove trovino pace. Io son come loro, in perpetuo volo. La vita la sfioro com’essi l’acqua ad acciuffare il cibo. E come forse anch’essi amo la quiete, la gran quiete marina, ma il mio destino è vivere balenando in burrasca. ^^^^^^^^^°

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Commenti (2)

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Berta Biagini26 ottobre 2016

Una marcia trionfale questi versi che sembrano non fermarsi mai, come del resto è la vita che circonda il nostro tran tran. Seppur lunga - una poesia che non annoia.

Patrizia Ensoli27 ottobre 2016

Le stagioni, i suoi cicli ... la vita e allora, la vita con il variegato panorama di sensazioni emozioni e ragioni che il mutar delle stagioni ci propone è un continuo divenire, scorre come la sabbia di una clessidra non la si può fermare; per tanti aspetti non la si può nemmeno mutare. Poi un attimo, e siamo altro! Poesia lunga è vero, ma cesellata e dipinta con la profondità necessaria!