La guerra... dell’arresa!

Commenti (13)
"Ci si arrende perché si sogna..." sono i due versi incipitari, che c'introducono ad una puntuale riflessione del bravo Poeta. Un' analisi del temperamento umano, che molto spesso si arrende di fronte all'arroganza e all'abominio del "carnefice"...forse è un perdono o una forma di tolleranza che vengono elargiti come forma di speranza...è, invece, solo una resa e un precipitare sempre più dei valori, che si stanno paurosamente cancellando. Un tema che ho molto apprezzato, perché coinvolge non solo il singolo, ma una moltitudine di essere umani... scorrevole ed incisivo lo stile poetico, che cattura e affascina... il mio elogio!
Il perdono si concede quando l'abominio sulla vittima ha fine... non prima... in caso contrario non si chiama più perdono ma esposizione volontaria al sadismo e all'abominio reiterato nel tempo .L'autore ha trattato nei suoi speciali versi una tematica di grande interesse e attualità...complimenti!
un testo assai imponente per tema e struttura, i versi fendono l'anima che è costretta alla riflessione. Il perdono, cosa molto importante ma non vi è perdono senza giustizia
Perdonare si ma arrendersi all'abominio e all'ingiustizia MAI. Non ci si può arrendere a coloro che attuano stragi di innocenti, che fanno morire di fame i bambini, che assumono bambini per farli diventare soldati. Penso che in certi casi è difficile anche il perdono (posso perdonare chi ha compiuto un'ingiustizia a me ma non ad altri esseri inermi). Come si fa a "perdonare" dittatori del passato (e anche attuali) che hanno fatto strage di innocenti, che hanno rubato la vita e l'idendità a milioni di essere umani? Perdonare loro significa "coprire" i loro malfatti. Se almeno si pentissero! Ma non si pentono, loro non si pentono mai
I veri valori vanno sempre perseguiti anche quando sono più difficili da sostenere. Dentro noi, persone miti e buone, sappiamo bene quali essi sono e proprio perché li portiamo dentro non siamo capaci di uccidere gli oppressori ed allora, forse, uccidiamo noi stessi, come dice il bravo poeta. Molto significativa e ben composta questa lirica di denuncia. Complimenti.
ottima riflessione una lirica che ci porta a pensare a valutare ...ci si arrende ...perché si sogna, perche si crede... ottima opera che andrebbe conservata elogio al porta
A volte ci si arrende... o perché finiscono le forze a nostra disposizione, o perché si spera nella clemenza degli altri, o perché non si ha più nulla su cui credere. Il poeta scrive una riflessione davvero ampia che investe il nostro vivere odierno, investe noi, che speriamo, sogniamo e speriamo ancora, ma la vista si indebolisce e le mete si allontanano.
Ci si può arrendere in virtù di grandi valori morali proprio per perdonare il "nemico" e ricevere da quest'ultimo gesti di benevolenza; tutto questo in un mondo in cui perdurassero quei sani principi che questa società ha oramai smarrito, quindi come si evince da questi profondi versi per non essere carnefici di noi stessi non bisogna arrendersi mai. Ancora una volta Luciano da lustro alla sua grande sensibilità d'animo.
Mai arrendersi all'ingiustizia anche se è difficile... purtroppo l'arrendersi non viene recepito dal carnefice come apertura ma come segno di debolezza... non esiste la vera clemenza... il carnefice non pensa al perdono sia da una parte che dall'altra... chi decide di perdonare deve farlo perché sente veramente questo gesto come segno di bontà e non deve aspettarsi altro dalla persona cattiva... condivido la nota dell'autore e mi complimento per la stesura del testo e per i versi efficaci...
Ci si arrende per inerzia, volontà di non fare le cose... I pensieri corrono... al di là del tempo. Bella
In pochi versi ma incisivi e di impatto sociale, il bravo Autore tratta un tema che è sempre di attualità.Mai arrendersi di fronte alle ingiustizie... ed il perdono non può essere mai una resa.
Per quale motivo arrendersi di fronte a tante ingiustizie? No. E' indispensabile reagire sempre per non essere sopraffatti. Il perdono? Va concesso solo a chi veramente ha dimostrato di avere sbagliato. Elogio
l'ingiustizia è diventata una forma di frustrazione che condiziona l'esistenza, come ribellarsi di fronte alle violenze senza alzare bandiera bianca. L'abitudine alle ingiustizie oggi, in questo mondo privo di valori fa parte della superficialità delle menti, prive del rispetto verso gli altri. Il perdono (non come sottomissione) è una forma di vittoria quando si esprime per redimere i carnefici. Versi apprezzati che fanno riflettere.











