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Introspezione 1 dicembre 2016 · lettura 2 min · 1152 letture

La depressione m'ha spinto al suicidio

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sergio garbellini 2777 poesie pubblicate
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Mi sento vecchio, stanco, rassegnato, la corda è pronta, appesa ad una trave, fra pochi istanti morirò impiccato, vivrò così d’un sogno più soave. Mi vengono alla mente dei pensieri che toccano i miei figli ed il passato, ricordi che ho vissuto sino a ieri, domani poi ... verrò dimenticato! Son solo in questo bosco fuori mano, la macchina è rimasta sul sentiero, il cielo è buio, c’è un silenzio strano, si vedono le luci al cimitero. La luna è la sola testimone, mi guarda tra le stelle illuminate, ma non mi fa nessuna sensazione, le mie emozioni sono distaccate! Quand’ero un personaggio rinomato la gente mi portava assai rispetto, il tempo mi ha trovato impreparato di fronte alla scalata del progetto. Nell’arco di dieci anni il patrimonio che avevo accumulato nella vita l’ho dissipato insieme al matrimonio per colpa di una amante parassita! M’ha fatto entrare in mezzo agli usurai che m’han sottratto pure la mia azienda, ho licenziato tutti gli operai per chiuder quella ignobile vicenda. Ormai non c’è più nulla da salvare neppure l’esistenza già fallita, son pronto e mi sto lasciando andare per mettere fine a una triste vita! La notte è tetra, strana, fredda, mesta, risplende di bellezza il firmamento, ma l’aria è tesa, mistica, funesta, attende solo in tragico momento! Il cappio al collo, un calcio allo sgabello, la morsa stringe placida la gola ... s’avvera un sogno tristemente bello soffrendo un po’, ma in una volta sola! ...... ...All’alba son venuti i miei parenti, qualcuno è ancora qui che piange e prega, ma non posso sentire i suoi lamenti ... ...e il mondo mi condanna e se ne frega! .
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La vita è bella e va goduta interamente minuto per minuto, ma non sempre i progetti arrivano in porto e quando si intraprendono strade sbagliate solo allora ci sia accorge di aver passato il limite e ci si ritrova con un calice ripieno di amarezza che porta alla depressione. Bisogna saper comprendere il momento in cui ci si viene a trovare sul promontorio e ragionare per tornare indietro con forza, coraggio e determinazione, altrimenti si rischia di arrivare al drammatico epilogo descritto in questi amari versi.

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L'autore
sergio garbellini

Non sono un poeta classico, né sublime, scrivo liriche prosastiche riguardanti le vicende quotidiane, mi piace trattare argomenti inerenti alla vita in modo razionale ed in particolare parlare di donne. Ho scritto 6000 liriche, 60 libri, 7 poemi e moltissime canzoni. Scrivo dal 1947, dall’età di 12 anni, ma nel corso d

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Commenti (5)

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Giuseppe Vullo1 dicembre 2016

Il tema descritto dall'autore è terribile, ma reale e diffuso. Fallimento, delusione, solitudine, depressione e suicidio sono una soluzione per problemi dove soluzione non vi è. Inutile chiamare in causa la morale, Dio o lo stato, sono discorsi consolatori, che stridono con la realtà. Certo tentare di mettere in poesia il suicidio, cioè di addolcire la pillola è impresa ardua. Ma tuttavia apprezzo sia il tema che lo stile dei versi e soprattutto il coraggio dell'autore, che segnalo.

Sara Acireale1 dicembre 2016

In questo ultimo periodo molti imprenditori si sono suicidati, per la crisi profonda che si è verificata e perché costretti a chiudere l'azienda. Il bravo Poeta, però, in questa particolare lirica tratta di un uomo che, per debolezza, ha dilapidato un patrimonio. Penso, sinceramente, che chi crede "veramente" nei valori della vita (non parlo di valori religiosi ma umani) non tenta mai il suicidio. Ciò è dimostrato da persone che vivevano in condizioni impossibili (come gli ebrei deportati) ma facevano di tutti per sopravvivere alla selezioni. Lungi da me, comunque, l'idea di giudicare...

Marinella Fois1 dicembre 2016

versi che rinnovano le tragedie di tanti imprenditori che hanno fatto scelte difficili, lasciando l'insoluto e il dolore. Sensazioni e brividi, corrono sulla pelle. Descrizione perfetta, quasi che l'autore l'abbia vissuta da vicino.

Patrizia Muttoni1 dicembre 2016

A volte l'umiltà fa schifo, non accettare di vivere a testa bassa è micidiale. La depressione, una malattia viscida che afferra e ti scaraventa nella polvere, difficile dire ma l'anno della misericordia ci aiuta a ricordare che perdonare e perdonarsi si può. Complimenti per l'argomento scelto

Giacomo Scimonelli1 dicembre 2016

Non è facile commentare questa intensa e toccante Poesia... una triste realtà che purtroppo coinvolge persone oramai rassegnate e senza nessuna speranza...è facile per chi non vive certe situazioni dire che si deve reagire... ma capita che ci siano situazioni particolari e tristi che hanno offuscato completamente la mente del suicida... l'unico rimedio è aggrapparsi a Dio... pregare e chiedere aiuto se è rimasto un lumicino di lucidità...la nota dell'autore è chiara e condivido ogni singola parola... versi che inevitabilmente fanno riflettere... sarebbe bello capire in tempo quando un individuo è arrivato davanti alla decisione terribile che porterà alla morte di ogni sua paura e sofferenza... alcune volte alcuni suicidi si potrebbero evitare...