Misericordia et misera (in vigilante attesa)
Anna Piccirillo ov
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Cos'è la speranza
se non un presagio di incontro,
memento
e attesa di un compimento
del sogno reale
che vive in Te
del desiderio ardente
che hai di me.
Hai detto: «Sto alla tua porta e busso».
È iniziata l’attesa,
ho adornato il mio uscio di rami frondosi;
si consumano i ceri su legni odorosi;
vigilante e paziente mi siedo,
ti aspetto nel lustro esteriore
di un mondo di luci e colori.
Mi divora quest’ansia
di udire il tuo tocco
che spezzi il frastuono di forzata allegria
e rifulga tra effetti di effimera magia.
Ma inquieto il cuore
non si lascia ammaliare
ripiega se stesso
in solitario sgomento, fin quando
sottile Silenzio mi assale.
Ti annunci discreto
nella stanza interiore troppo buia e polverosa
non è degna di Te, mio Signore.
Ma più soave alcova non ritieni
che la mia esistenziale miseria.
È proprio lì che vieni ad incontrarmi,
lì dove il peccato mi sfigura,
perché possa guarirmi e riscattarmi
il tuo infinito Amore.
Misericordia et misera
nell’intimo restiamo
a coronare la vigilante attesa...
Eccomi! ...
E allora... Vieni!
©
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L'autore
Anna Piccirillo ov
"... Eppure non so scrivere poesie. Non conosco regole di metrica, di rima e di sintassi; però se la poesia nasce dall’anima col desiderio di trasformare in parole i sentimenti, le emozioni, i moti prorompenti del cuore, i miei semplici versi, con molta indulgenza potrete anche definirli poesie" ... Ecco, mi definirei
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