Quel tuo impero
Giorgia Spurio
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È pietra tra le dita del petto:
gli occhi sono rugiada tra la neve dei corpi
e io – ho scelto – di non parlarti,
non più.
Salvarmi dall’infero che bacia la luna,
salvarmi dall’ombra che corteggia il cielo.
E prego la stella di non sentire più voce,
la tua, tra le sere d’inverno.
È sabbia che mi ferisce come ghiaccio
e scotta sotto le ginocchia,
e la luna è nuova principessa del muto regno
che gli alberi custodiscono di intrighi
i luminosi sogni da dimenticare la mattina.
Non più, rete albina all’oro dell’aurora,
non più, bocca di bacio partorita dal sogno,
non più, il rosso della pelle al freddo e all’abbraccio,
non più, quel tuo impero di fuoco e cenere,
di magma e stalattiti, acqua che si fonde alla lava
come pugni di pugile al ventre del paradiso,
come respiro tra le pieghe della mano.
E grigia la giornata torna,
senza che gallo canti, piccola
e cerulea nella casa dei pulcini.
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L'autore
Giorgia Spurio
Commenti (2)
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Francesco Rossi26 dicembre 2016
Una poetica di spessore che entra in modo pieno, vitale, nell'amore, quello universale, del resto luna, cielo, infero, corteggiamento, sabbia sono elementi portanti di una poetica fatta di concretezza e nell'amore si margina.
Merlino26 dicembre 2016
un'amore che nella sofferenza, della sofferenza si è fatto punto fermo, presenza che invade e avvolge. Versi di fascino e bellezza che lasciano il lettore colmo di emozione


