648 lettori online · 354.124 poesie · 7.574 autori
La Piazza Entra Iscriviti
S Scrivere Poesie & Racconti
Pubblica
Home Poesie Introspezione
Introspezione 30 dicembre 2016 · lettura 6 min · 731 letture

All'ultima Rosa della mia Estate

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
+ Segui
A te, última rosa di mia estate, che come il Sole splendi lungo i monti, giovane e fresca più di alpine fonti, che canti il madrigale della gioia di mio perduto giugno, quando sbocci lieve e in fiamma, e all’alba, rossa, aulente, profumata di cera d’Orïente, a te, última rosa di mio Fato, nel segreto del vespro in bruta ansia canto. E il nulla che sta dinnanzi a me non ti riporterà se non un’eco, montagna bella, e cara, con la pietra millenaria e il cristal di neve, l’etra che seppellisce sul nascere questo insolito füoco, o rosa mia, rimasta viva nella Pöesia. Ricordi?... Era il mezzodì, e le cime da lontan brulicavano di ghiaccio, il superno dominio dell’inverno, indistruttibile, immortale, eterno; e tu, rosa, eri lì, sopravvissuta alla bufera omicida di tue sorelle, le compagne dell’estate nel roseto che andava solitario a profumare questa valle intera. E tacque il cuore, o Sole, ora perduto che mi hai fatto gustar la gioventù, quando io miravo la direzïone sul San Bernardo d’antica legione, Hannibal che passava infurïando con gli elefanti, i mostri del deserto, e l’imperiale titanico serto, e re Carlo che scese per la guerra rapendo a sé questa italica terra. E con te camminai sui loro passi, sulle orme secolari fatte épica d’Eroi e di cavalieri, presso le ombre dei più remoti castelli di orgoglio, laddove in altro tempo i miei compari Trovatori cantavano di te, rosa mia, Sole, di mia giovinezza, con l’arpa che tuttora il ciel carezza. Ma mi mancava il lor coraggio. I prodi! E con te proseguii su’ i biechi, órridi speroni del Titano della Corsica, il console perenne che ambì al trono. E fu felice?... Morì esilïato, e tal son io da te, o fiore perduto. Udii trillare i fucili del Destino, e il mio cuor ne cadeva al suol, supino, ferito a Morte, per sempre. E ch’io feci? Lo volli maledire... questo Fato che scherzando e pungendo e bestemmiando univa Sogni impossibili ai fiori, e a’ stelle tutte, e mi fece incontrare per un’ultima volta il guardo tuo, rosa di gioventù, o Sole, o montagna, quand’io anche ti rimembro in mia campagna da te lontano ormai perpetüamente, laddove ogni tuo petalo è assente; e il canto mi è di sfogo... Sfogo. Grido! Per dirti quanto ti amavo e tacevo, per far conoscere a Dio un sacrificio sublime e mesto, temerario e improbo, un olocausto che sen va ben oltre le vittime di Hánnibal, di Carlo: a te rinunzïare, o gioventù. E non provai nemmeno a rifermarti, a richiamarti indietro, udii vergogna, o rosa, e tacqui, tanto urlar sarìa pur stato vano, baciar, farti mia, e il Destin per cui nacqui ebbe il suo corso, donde io stillo pur sempre un mio rimorso. E fu il meriggio. E poi giunse la Notte. Ricordo! I lumi del tramonto alpino illuminavano i tuoi occhi di fiore, il tuo crine di petali leggiadri, il volto tuo scolpito da Natura perfettamente, e il tacente roseto, dove l’unico fosti, un fior rimasto tra l’argento di brine, e l’oro e il fasto dei cristalli di neve e i ghiacci eterni, e il labbro e l’occhio mio stavano inermi. Con te guardavo una baïta antica, dove il beffardo Córso ebbe il ricetto per la Notte in cui fu a varcare l’Alpe immane del San Bernardo, e dormì ivi su’ un letto di paglia e di fango, eloquente Anticristo nascituro nell’etere montano ardito e oscuro. Ma a che bisogna éssere Titani e più malvagi se si vuol sfidar il Destin tutt’intero, e le barriere che questo Fato oppure Iddio ne pone? A che ghermir con la possa, ora un nome, ora la gloria, qua pianto e là Amore?... Dimmi, o mia rosa, mio Sole, perché chi osa, conquista e chi è umìle si acquieta riconoscendo polvere i suoi Sogni, null’altro che menzogna le chimere, nient’altro che ombre i sensi delle sere?... E nel tramonto piangeva il mio cuore, segretamente, avvolto in questa cura, sopra le vette e la possente altura, con te d’accanto, dovunque, al mio fianco, soffïando come arpa di Óssiän sugli spiriti di ogni invitta schiera, rosa di questa valle... dolce valle, dove sognavo, condurti là, all’arco de’ i trïonfi di un Cesare, e là, al buio, sotto l’immensa volta, posar mio volto sopra una tua spalla di fiore, e per un solo áttimo di Amore, rapirti un bacio... un bacio a te soltanto che il Sogno non può dir, nemmeno il canto; e da lì contemplare quel Crepuscolo che era selvaggio e anche incontaminato con le sue rosee tinte tra le faüci delle montagne, vederlo in un quieto abbraccio. E il Sogno fu. E venne la Notte. Perché, o Dio, mai non posso amar, sognare, essere giovane, e felice e lieto, e cogliere la rosa che incontrai oltre ogni umano senso dell’onore e di ogni orgoglio; e dir «Ti amo, oh rosa!», far vero il frutto del sonno irrequieto, oltre ogni solitario istante mio? Perché... perché mai, dimmelo, oh tu, Dio!... Perché Tu ti diverti a porre a’ miei passi da sempre impossibili fiori, per cui nemmen la Fede mi è d’aiuto?... E taci... come hai taciuto allorché Hannibal ne varcava l’Alpe in guerra, e Carlo cinse la corona ambita, e il folle volle il mondo nelle mani. E taci... sempre, eternamente muto, e so che esisti e che regni sul Fato. Ma non capisco più questo silenzio che per Amore mi par fatto assenzio. E tu, mia rosa, non saprai mai... mai qual furïosa battaglia ho nel cuor, tra impavidi rimorsi e pianti osceni, i Titani si sfidano tra’ Spiriti di quest’Anima mia che sogna e spera, mentre soggiunge sì svelta la sera. E tutto fu sepolto dalla Notte... mia gioventù, non resta che la Notte. Ma è un regno troppo oscuro per essere compreso.
♥ 0 💬 0
© Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

Tutte le opere →

Commenti (0)

Accedi per lasciare un commento.Accedi

Ancora nessun commento. Scrivi il primo!