Nell'angolo della mia prigione

Mi chiamo Elisabetta Randazzo e vivo in Sicilia, a Bagheria. Da piccola amavo stare in compagnia di mio nonno, Antonio Landolina, amavo stare con lui perché tra le altre cose era anche un Cantastorie e m’incantavo ad ascoltarlo. Non credevo di poter scrivere, in quel tempo… ma con il passare degli anni sentivo cresce
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Ritrovarsi chiusi in prigione... tra quattro mura di una piccola stanza ed avere tutto il tempo per pensare... Il silenzio che divora l'anima ed una presenza speciale che può ascoltare le nostre grida interiori... urli disperati e ricchi di rimorsi che solo nostro Signore può ascoltare ...tra tanti pensieri quelli che abbracciano i ricordi dell'infanzia tornano più vivi che mai... ma ciò che manca più di tutto è la libertà...ci sono reati che devono essere espiati con il massimo della pena ed altri che dovrebbero dare una seconda possibilità a chi veramente si pente... certo non è facile capire quando un pentimento sia vero o no... questi versi intensi e commoventi fanno davvero riflettere...
Argomento spinoso e troppo trascurato quello delle condizioni in cui vivono i detenuti. Strutture al limite della decenza aggravano le intime sofferenze di uomini che se hanno sbagliato è giusto che vengano puniti, ma che sempre uomini rimangono.
Un tema difficile... Il silenzio uccide, quando i ricordi ti strappano l'anima... quando la solitudine, tra quattro mura, si impossessa dei pensieri e non puoi fare altro che ascoltarli e pregare il Signore perché renda più forte il cuore, bisognoso di pace ... Versi carichi di amarezza che toccano l'anima...
Nel dolore, nella solitudine, nella consapevolezza d’un destino amaro, i pensieri sono tanti e silenziosi, i ricordi affiorano e con essi i rimorsi. Ci si accorge dell’inutilità di qualsiasi gesto, si torna con la mente all’innocenza dell’età infantile, si piange senza vergogna, si piange come bambini, si cerca Dio, un Dio che non giudica, non condanna, ma sia solo “uditore di preghiera”. La prigione ci dà un’altra dimensione dello spazio e del tempo. Da quel angolo tutto è limitato e finito.
"Un pezzo di vita chiusa tra odore forte di metallo il mio nome è una sezione" Il proprio nome come una sensazione, la propria vita, la libertà come uno spruzzo di profumo, evanescente nuvola che si confonde con l'odore delle sbarre... e lì tra le quattro mura di una gabbia i pensieri si stritolano e la coscienza riaffiora... la memoria riaffiora, i ricordi di bambino, si ritorna all'età dell'innocenza e si fanno strada nel cuore pentimenti e rimorsi, con il dolore... e allora si cerca Dio... perché lui può dare conforto, lui può perdonare, l'imperdonabile... lui è unica presenza che può rompere quel lungo monologo con il silenzio e la solitudine.
Nell'angolo della sua prigione ...nel silenzio dei suoi pensieri interroga la sua vita e la sua solitudine... ricordi di infanzia affiorano e tracciano quei desideri di un'aria diversa... una brezza che ora è chiusa dalle quattro mura... L'amarezza di quel che è stato prende il suo sopravvento ... Un tema di grande rilievo... che l'Autrice ha saputo verseggiare con maestria poetica... senza mai cadere nella banalità di parole consumate... Molto apprezzata...
La poesia è lo sfogo dell’anima ed è giusto condividerla come una chiaccherata nel salotto con le migliori amiche! Ma spesso c’è incluso il dolore dell’anima e quello lo puoi gridare solo dentro le tue quattro mura. Bella







