Dal Vangelo secondo me
Cristiano De Marchi
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In quel tempo
tutti credevano all'unico mondo
disperso nel finito
che era spazio troppo immenso.
Credevano d'esser soli
intrisi nell'amalgama poetica
nati e all'universo consegnati.
Credevano nel ricongiungimento
dei popoli portatori di bene e male
e nell'unica lingua interpretati.
Desiderosi nell'evolversi solo di alcuni
elevati al Dio mai conosciuto,
e Lui esasperato nel vedere
il loro stato d'assassini.
Credevano
nel -tutto che torna-
per completar l'opera
ancora gestante
nel disordine ordinato
cosmico e universale.
Eran tutti capaci nel rivendicar l'eterno
che mai si volle dichiarare
tanto loro credevano
senza comprendere
d'esser umili lontane e poco luminose stelle.
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L'autore
Cristiano De Marchi
Commenti (3)
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Sara Acireale23 gennaio 2017
In quel lontano (ma non tanto lontano tempo) tutti credevano al mondo finito, come se tutto finisse all'orizzonte. Guai a pensare che si poteva andare oltre. Quel lontano tempo si è ricongiunto all'attuale (secondo me) perché ancora oggi non si va oltre il normale orizzonte...
carla composto23 gennaio 2017
Sono in accordo con il precedente commento un tempo che nel quale l'oggi é come fesse ieri nulla é cambiato ... anche in questo tempo non si riesce ad andare oltre originale lirica bella ed apprezzata elogio sincero...
S
Stello23 gennaio 2017
"fatti non foste ad esser come bruti ma per... etc. etc." si potrebbe dire così, non vedere che oltre ci può essere qualcosa e non chiudere gli occhi per paura di scoprire. profonde riflessioni da condividere ed apprezzare, Bravo poeta.


