Vite sospese
Antonio Interlandi
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Prendemmo il ponte
che non m’era ancora chiaro
e, durante il viaggio,
negli intervalli assolati,
tracciai i contorni delle spalle
di colui che mi stava innanzi
e della donna al suo fianco.
Nonostante le burrasche e le nebbie,
dolcemente mi rassicurarono
che saremmo arrivati
e, nel frattempo,
mi invitarono a guardare oltre,
a cercar compagnia e divertimenti
che era stagione di non darsi pena.
Il ponte era così lungo
che conobbi tanta gente.
Con qualcuno divenni amico
con altri litigai e qualcuna la baciai.
Verso sera la strada finì e
l’auto entrò in una stazione di servizio.
Lì il conducente e la compagna scesero
e mi invitarono a passar davanti
che io non me ne ero accorto,
ma il loro tempo era già finito
e che adesso era il mio turno.
Piansi di rabbia e di terrore
per l’improvvisa solitudine,
ma i due nuovamente mi sorrisero
e mi pregarono di non temere
ché ognuno ha il suo ponte
e di più non è dato.
Misi in moto e partii
guardandoli dallo specchietto
che agitavano le mani a salutare
facendosi sempre più lontani.
Imboccai il primo ponte
e, girandomi, la trovai al mio fianco.
Con lei viaggio adesso sicuro,
sospeso tra l’azzurro del mare e quello del cielo
pronti a dar conforto a chi ci guarda da dietro,
e così sarà sino a che
la stanchezza non ci coglierà
e, allora, guardandoci negli occhi,
nel nostro crepuscolo accenderemo la luce.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Antonio Interlandi
Sono un 48 enne di Siracusa con l'ovvia passione della scrittura. Per me la poesia significa tradurre in parole e ritmo le sensazioni del momento per scaldare il cuore di chi ascolta. Il mio lavoro c'entra poco con l'arte (sono un ufficiale dell'A.M.), ma, quando posso, mi ritaglio un po' di tempo, chiudo gli occhi e s
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