Duro come il buio
Giorgia Spurio
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Come un ghepardo,
così ho sentito dire:
ho corso,
con il respiro che mi appannava,
anche la maschera – bianca –
colorata di argentei nastri e bisbigli,
e il cuore che mi soffocava.
Il treno, erano in tanti,
la barca, erano in troppi...
Cadevano e si rialzavano,
e le donne piangevano.
Mi hanno preso per mano
dove il paradiso... nemmeno se ne parla.
E ho visto un uomo
che schiaffeggiava una donna...
Lei chiedeva perdono...
Lei piangeva...
Lei aveva paura...
- Terrore – come la morte
negli occhi...
- Lui aveva un coltello -.
- Perché le nuvole
ogni tanto non scendono qui sotto?
Mi farei rapire. –
Mi hanno preso per mano,
e mi hanno chiuso nel buio.
Come denti
come topi,
scarafaggi,
il silenzio gocciolava duro,
appiccicoso, rivoltante...
Freddo,
come il pavimento
su di un cartone,
a tremare fingendo di dormire.
E ricordo che la mamma urlava,
l’ospedale tremava,
ricordo che tutti urlavano...
Poi sono rimasto solo,
io con in braccio
me stesso, avevo stretto
il mio sonno sospeso,
i miei occhi chiusi, le mie mani magre,
il mio sospiro... i miei incubi.
Muri, scale, lampioni fulminati,
mummie senza volto, gambe ed ossa,
giganti crittografi, segreti dattilografi,
una ragazza si siede per terra ubriaca,
passa, il treno passa
e non si ferma
a consolarli, figli arrabbiati
che accendono radio
come sigarette,
la sordità come fiammiferi,
e non so parlare,
non so se mi hanno visto,
non so se mi cercheranno,
sono caduto
proprio lì, vicino,
dove loro mai guarderanno,
nel loro buio.
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Giorgia Spurio
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