Quel vigliacco si deve vergognare!
Non so chi sei e né come ti chiami,
so solo che appartieni a quella razza
di uomini malevoli ed infami ...,
un assassino dietro a una corazza!
...In auto percorrevo l’autostrada
che da Firenze porta su a Milano,
con me mia moglie e mia figlia Giada,
ma prima d’arrivare a Melegnano,
cantando a squarciagola in allegria
per la vacanza bella e surreale ...,
m’è parso di veder nella corsia
la sagoma conforme a un animale.
Le macchine sfrecciavan nei sorpassi,
intorno c’era il buio della sera,
son sceso e son tornato sui miei passi,
la pioggia complicava l’atmosfera.
...Legato ad una specie di catena
un cane mi guardava sconsolato,
distrutto, triste, mi faceva pena,
capiva d’esser stato abbandonato!
E certamente aveva pure fame,
nel cofano ci stava un po’ di spesa ...,
gli ho dato del formaggio e del salame ...,
non s’aspettava dopo tanta attesa
qualcuno che venisse ad aiutarlo,
ho preso qualche arnese personale ...,
mi sono adoperato a liberarlo ...
e finalmente il povero animale
non s’è sentito più imprigionato,
ha cominciato a scodinzolare
e con lo sguardo languido, snervato,
sembrava mi volesse ringraziare.
La mia figliola Giada lì presente,
voleva accarezzarlo con premura,
però si dimostrava un po’ prudente,
in verità aveva assai paura.
Fu proprio il cane che le andò vicino
guardandola negli occhi con dolcezza
e poi le fece come un breve inchino
cercando qualche tenera carezza.
Aveva nel collare un cartellino,
ci stava scritto:“Il suo nome è Lampo”.
Pensavo a quel malefico assassino ...,
l’aveva abbandonato senza scampo!
Da solo, al buio, in mezzo all’autostrada
e se si liberava certamente
finiva proprio al centro della strada
per essere investito brutalmente!
L’abbiamo messo nel sedile dietro,
si è guardato intorno e s’è accucciato.
Lontano da quel posto buio e tetro
tranquillo s’è pian piano addormentato!
A casa l’abbiam messo nel giardino
in un casotto adatto per la legna,
col cibo e con accanto un pentolino
con l’acqua, residenza un po’ più degna
dell'autostrada dove il suo padrone
l’aveva abbandonato al suo destino,
un lurido, bastardo mascalzone,
col cuore di famelico assassino!
Il giorno dopo, di mattina presto,
l’ho visto che restava accovacciato
a fianco al portoncino, mesto, mesto.
Appena sono uscito m’ha abbracciato
alzandosi e leccandomi sul viso.
S’è pure affezionato con mia figlia
ed il suo amore è sempre condiviso.
E’ diventato ... il cane di famiglia!
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L'autore
sergio garbellini
Non sono un poeta classico, né sublime, scrivo liriche prosastiche riguardanti le vicende quotidiane, mi piace trattare argomenti inerenti alla vita in modo razionale ed in particolare parlare di donne. Ho scritto 6000 liriche, 60 libri, 7 poemi e moltissime canzoni. Scrivo dal 1947, dall’età di 12 anni, ma nel corso d
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