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Amore 8 febbraio 2017 · lettura 3 min · 2072 letture

Lacrima privighetorii

Diana Olteanu 29 poesie pubblicate
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Domnul meu, In palatul tau de portelanuri fine pasii mei nu au rasunat. Erau marunti, necunoscuti, doar... pasi duruti. In gradinile cu mirosuri alese, pasari de prada impodobite cu pene din cutiile curtezanelor iti cantau ascunse de luna raspunsuri la chemarile tale fara semne de punctuatie, fara rima. La o margine de viata - o Pasare. Aceea... mica, stearsa, canta cu lacrima ei, cum inima ii spune despre nori, despre floare, si curgerea lumii... prin lume. Au alungat- o de multe ori. Cu voci mieroase "doamnele de onoare", i- au spus: “Pieri, Zbori!” Aurul lor lingusitor iti mangaia auzul Dulci iti erau placerile si asteptand comori n- aveai sa simti cum doare... n- aveai sa vezi cum moare. Ea, o biata calatoare a ramas la fereastra si vazand cum supusii iti strecurau otrava spunandu- ti: " Primeste, sunt cristale,” a spart in mii de frunze primavara cantand neobosit, Imparatiei Tale. Nici un tril nu e la fel. Il stii. Fiecare nota iti spune si rele... si bune. Sa nu o plangi, sa n- o mangai. Prea mica pasarea aceea, a nimanui. Sssst! Priveste! Regat nu are. E doar... Privighetoare cu suflet si suflet si- o lacrima ce canta povestea de iubire dintre o stea si Soare. Lacrima dell’usignolo Signore mio, nel tuo palazzo delicati porcellani non hanno rovesciato i miei passi. Erano piccoli, sconosciuti, solo ... passi dolorosi. Nei giardini con l'odore speciale, gli uccelli da preda addobbati con scatole cortigiane e tacchetti, nascosti cantavano alla luna, alle risposte delle tue chiamate senza segni di punteggiatura, senza rime. Alla riva della vita... un uccello. Quello... piccolo, cancellato, canta con la sua lacrima, come il cuore parla delle nuvole, dei fiori e dello scorrere del mondo... nel mondo. L’hanno cacciato tante volte. Con delle voci melliflue” Signorine onorevole”, dicendole: “Vai via, Vola!” Il loro oro adulato accarezzava il tuo udito dolce era il tuo piacere d'aspettare i tesori, senza poter sentire come fanno male... non potevi vedere come muore. E’ un povero viaggiatore rimasto alla finestra per vedere. Come i suoi sottomessi filtravano il veleno dicendoti: Accetta, sono i cristalli,” hanno rotto in mille foglie la primavera cantando senza stancarsi, al tuo Regno. Nessun trillo non è lo stesso. Lo sai. Ogni nota ti dice il bene e il male. Non piangere, non accarezzarlo. Troppo piccolo quello, nessuno. Silenzio! Guarda! non ha Regno. E’ solo un Usignolo con il cuore e l’ anima e una lacrima che canta la favola d’amore tra una stella e Sole.
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