Amico
Paolo Ursaia
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In un riposo senza risveglio
scende il silenzio
sul nome non più detto,
e l’uragano urla ancora.
Farò una collana infinita
dei paesaggi sterminati
scoperti nelle mobili linee
dei tuoi occhi d’antico amico;
passi di velluto su nuvole rosa
i ricordi leggeri
ora che le strade
non portano ad alcuna meta.
Volo nero ed assurdo
senza rimedio se non la memoria,
rammarico duro e muto;
non eri solo un gatto.
©
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L'autore
Paolo Ursaia
Romano, classe 62, medico anestesista rianimatore. Rimasto orfano di padre molto presto, e molto presto costretto a guardare la realtà con occhi disincantati, attraversa la vita come un osservatore spesso muto e distaccato, non condividendo molti dei miti attualmente in auge. Impegnato nel sociale vero, vi agisce con
Commenti (1)
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Berta Biagini10 febbraio 2017
Comprendo perfettamente questo sentire – sembra di vederlo quel volo nero quanto assurdo, verrebbe da urlare il suo nome, sperando che possa sentirci e tornare così sui suoi passi, ma è solo un’illusione alla quale bisogna rassegnarsi. Colpita in particolare dalla seconda strofa che vorrebbe poter dare un seguito affinché niente vada perduto.

