Incastrati nella trasparenza
Giorgia Spurio
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Come il buio ti divora,
scivola piano, ti prende per mano,
- piano -
per un'eternità racchiusa nel feto
di cui non si partorisce l'idea,
alla ricerca della fanciullezza
in ogni corsia d'emergenza,
ci scontriamo
dentro ai nostri carnevali.
Il fumo si adegua al cielo
non fa che proseguire
lungo la linea delle viti
che distinguono il soffitto
delle colline e da esse
il vetro trasparente
che non vogliamo superare,
la paura di tentare,
di rischiare il sacrilegio.
Ma quale profezia
può esser così matrigna
da suggerire il peso alla notte
piuttosto che la sua leggerezza?
E il vento, non lo si sente,
intrappolato là fuori,
fuori dalle nostre mani,
ma libera la chioma, la sua
per salutarci, sciogliersi
nel sorriso della sera.
E questo mi rimane
nel pugno tra le dita indolenzite
e l'assenza di un piano,
la mancanza dell'inchiostro,
e del suono
il cui nome prende nota
ma è celeste finché l'udito si risveglia
e dipinge il suo volto,
rumore di bimbo nel petto.
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Giorgia Spurio
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