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Morte 21 febbraio 2017 · lettura 1 min · 3376 letture

Il rebus del tuo dio

Cristiano De Marchi 282 poesie pubblicate
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Il corpo mio non interessa sformato di pelle ricoprente ossa e muscoli no non giova al mio alto gradimento Il senso è dentro nascosto e presente campanello d'allarme acceso e spento vivo e morto sempre. Serve forse l'agglomerato per sentir il peso dell'essere per gioir del momento per dire sono in questo istante? Non m'interessa il guscio ma la perla dentro avvolta e stretta tra le vene e il rosso carminio sangue mentre spiro silenziosamente spiro lasciando il rebus al tuo dio che forse maledettamente assomiglia al mio.
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(Foto da web)

L'autore
Cristiano De Marchi
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Commenti (4)

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carla composto21 febbraio 2017

lirica che porta il lettore a profonda riflessione intensa e sentita la chiusa i miei apprzzamneti ed elogi a questa opera

e
emiliapoesie3921 febbraio 2017

opera dal contenuto riflessivo e di introspezione, la morte trapasso da una esistenza all'altra con punto interrogativo, si evolve l'anima simile a perla per incontrare il suo Dio. il mio sentito elogio ...

Ventola raffaele21 febbraio 2017

Una lirica sofferta, scritta a quattro mani col proprio "io"... si sente tutto il peso dell'angoscia mentre scava a fondo nel cuore. Bellissima caro poeta, complimenti sinceri.

Antonio Biancolillo22 febbraio 2017

Raggi di luna irradiano lo spazio ed il tempo, illuminandoli di fugaci attimi rubati all'Eterno e all'Illusione, come sospendersi in un Nulla che ci rigenera. Scompare intorno ciò che è visibile e diviene altro in una dimensione più pura, paradossalmente più vera… lasciando il rebus. Istanti illusi e presenti il ritmico ascendere di nostalgia si placa leggero come polvere fondo e sedimento di ferite irreversibili. Tutto si cancella in una catarsi pura, nel mistero dell’essere. Lenti e placidi versi per descrivere la vita nell'ora in cui non ha più alcuna importanza il tempo che passa…Gli "spiccioli di tempo", diventano protagonisti di versi che carezzano dolcemente la malinconia di passi tardi, lenti che si muovono nella calma della sera.