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Satira 1 marzo 2017 · lettura 1 min · 1148 letture

Bel Paese

Luciano Capaldo 401 poesie pubblicate
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L’amor cortese va in pensione l’onestà è già in prigione rubicondi i sacerdoti in televisione primeggia il dito medio... successone! L’Italia, non si vive e non si muore si parla di suicidio indotto ogni ora d’uno stato che i suoi figli ammazza assassina la speranza stando dentro quel Palazzo. Ma cosa te ne fai del bello se poi non puoi goderlo il Bel Paese allora scapicolla fuggiamo tutti su un atollo! Ognun di noi l’ha ereditata “guerra e dopoguerra”, se si imparasse invece a vivere di Vita forse daremmo inizio a nuova “erra” (mi serviva la rima)!
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***Vivo nell’invivibilità di un paese vivibile … forse!*** Foto Pasquinoweb***

L'autore
Luciano Capaldo
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Commenti (10)

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carla composto1 marzo 2017

cortesia onestà vera utopia una satira che dice molto un tempo bel paese ora fuggono tutti terra invisibile nella quale si fa fatica ad andare avanti... bravo l'autore con questa splendida satira molto apprezzata simpatica la chiusa elogio sincero e stima

Pagu1 marzo 2017

Una tematica importante svolta con poetica e voluta leggerezza, Un tocco di originalità assolutamente apprezzato. Complimenti.

Giacomo Scimonelli1 marzo 2017

Il bel paese, o meglio ciò che resta,è diventato un luogo invivibile e nessuno fa nulla per fermare questa corsa verso il baratro... l'autore con ironia esprime un pensiero chiaro e totalmente condivisibile... Complimenti

Ela Gentile1 marzo 2017

Versi molto scorrevoli e musicali con i quali l'autore, mentre affronta tematiche abbastanza serie veste le stesse con un velo d'ironia. Ho molto apprezzato e gradita la lettura.

Patrizia Ensoli1 marzo 2017

Con innata ironia si affronta una tematica importante: cosa ce ne facciamo di un paese in cui siamo diventati lo zerbino di coloro cui dovrebbero guidarci, aiutarci a godere della bellezza della vita [ Tutelarci ]! Viviamo ormai sotto un governo " anticostituzionale " ... ma la cosa più grave, è che siamo noi a dargli quel potere!

Sara Acireale1 marzo 2017

Non è facile scrivere di questa problematica ma il nostro Poeta lo tratta molto bene, armandosi di ironia e di leggerezza. Il nostro bel paese va alla deriva e non si capisce come e perché... Andando di questo passo non si capisce come andrà a finire.

Anna Di Principe1 marzo 2017

Con una spiccata ironia e nel contempo con garbo il valente Poeta si domanda dov'ė ora il nostro Bel Paese...è stato distrutto da dissoluti personaggi che siedono in Parlamento e al Governo e che con grande spregiudicatezza si sono allontanati dal dettato primario della politica, che è quello di operare per la crescita etico- socio- economico dello Stato - Italia, di cui fino a qualche decennio ne eravamo orgogliosi... Di grande spessore il testo e lo stile poetico incisivo e coinvolgente... il mio elogio per l'importante opera. Da conservare!

Alberto De Matteis1 marzo 2017

Dove è andato a finire il "bel paese dove il sì suona?" dì domanda il bravo e valente Autore. Povera nostra Italia come sei caduta in basso per colpa di gente inetta ed incapace di lavorare per il bene del popolo. Lavora soltanto per tornaconto personale. Ironia e satira sono i caratteri propri di questa bella ed esilarante poesia.

S
Stello2 marzo 2017

Il dolore di un figlio di madre Italia snaturata e violentata di continuo e sempre più. Molto apprezzata e condivisa nei concetti; ben verseggiata con quella punta di ironia finale che nulla toglie alla drammaticità del testo e della effettiva situazione italiana. , poeta, ti segnalo.

Notevole lavoro, una satira che rispecchia assolutamente il vero, lirica volta a chi dovrebbe essere d'esempio per gli italiani e che invece hanno distrutto e stanno distruggendo il lavoro fatto nel dopoguerra dai "veri" italiani. Oggi guardandosi attorno c'è solo da vergognarsi di farne parte!