E conto i tuoi passi, li attendo, piedi affusolati della Primavera
Giorgia Spurio
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Come il sole dopo il grigio
di un buio infinito,
tra le gabbie di cemento,
- ho sognato il tuo profumo -,
ti ho atteso,
come la bimba, in ansia
alla porta della scuola,
ti ho aspettato come figlia,
come la luna
che potesse illuminare le notti
così insonni, così lunghe,
così insopportabili,
ti ho voluto,
volevo stringerti
come un neonato
si manifesta dopo il dolore
alla madre,
tra le lacrime
le mani bianche
e arrossate, screpolate
e ferite,
finalmente potresti
bussare alla porta
del mio gelo,
della mia sfortuna,
del mio essere,
un attimo,
ti chiedo un istante dell’eterno,
un secondo di luce di stella,
una speranza
dopo il mare nero e l’eclissi,
dopo il letargo
che non mi ha regalato
nessun riposo, nessun sonno,
dietro l’incubo,
arrivi silenziosa
tra i respiri delle piccole margherite,
silenziosa
tra gli spettri dei miei occhi.
Infine il tuo sospiro,
l’odore che le piume
portano delle viole e delle rose,
dei mandorli e delle rondini le ali,
e l’abbraccio,
e come neve
tra le braccia –tue di polline-
bianca infine sono scomparsa.
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Giorgia Spurio
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