Lavoratori's karma

Solo, deluso e annoiato,
chiudo gli occhi e ripenso al mio fato;
in questo meriggio pacato,
lavorare sarebbe un peccato...
Ancorato alla mia scrivania,
mi ritrovo, come per magia
in silenzio, ascoltando il mio fiato,
sulle sponde d'un lago dorato...
E così mi rivedo bambino,
tra le braccia di un fiero destino,
a rincorrere sogni ambiziosi
circondato da amici preziosi...
E rivedo le grasse risate,
germogliar dalle nostre bravate,
e ripenso a quei giorni sereni
di fantastici giochi ripieni...
Poi, d'un tratto ritorno al presente,
ridestandomi con la mente,
spaventato, tremante e confuso,
nel mio squallido ufficio rinchiuso...
Dopo un'ora trascorsa a sognare,
mi rimetto a lavorare.
Una lacrima riga il mio viso,
non c'è tempo per il paradiso...
🌐
Pubblicata con licenza Creative Commons: puoi condividerla e ripubblicarla citando l’autore e la fonte.
Commenti (1)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
A
Antonio Terracciano13 marzo 2017
La poesia, con piacevoli rime e formata prevalentemente da versi decasillabi, pone simpaticamente l'accento sulla tirannia del lavoro che, soprattutto quando esso non è molto gradito, tende a farci momentaneamente evadere con la mente, a ricondurci a un passato più piacevole, o a farci approdare, solo per pochi istanti, a qualche creazione, fatalmente interrotta dal noioso richiamo di quel lavoro. (Quante volte, a scuola, mentre i ragazzi facevano un compito in classe, mi mettevo a scrivere una poesia, inevitabilmente cancellata da una loro domanda o richiesta, che la soffocavano per sempre!)