Lo stanco imbocco
Giovanni Monopoli
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L’imbocco stanco d’una tremante mano
tiranno, crudele, dal tempo affievolita,
l’inerme corpo giace nel vegliardo umano
tra quelle mura rinsecchite dalla vita.
Lontano, da sguardi, la solitudine è padrona
nascosta tra le parole oramai assenti, in afonia
una fievole voce si accende, nel silenzio risuona
tra le aggrovigliate lenzuola, nessuna compagnia.
Una debole luce dalla finestra è a illuminare
una flaccida figura nella sua totale assenza
un velo di tristezza coglie... di povera esistenza
nella preghiera assorta dell’immane naufragare.
Trema ancora quella mano, l’imbocco è stanco,
di povero, misero essere, relitto della umanità
esala in quell’affannoso respiro, l’arranco
del lasciato solo, inerme, con la sua infermità.
Gli occhi velano lo scorrere, la deriva del giorno
alla penombra di quei sogni affievoliti
tra le tenebre ad oscurare il mondo intorno
e si chiudono per sempre stanchi e avviliti.
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L'autore
Giovanni Monopoli
Commenti (1)
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Sara Acireale16 marzo 2017
L'immagine di una mano tremante ha dato al Poeta l'input per scrivere questi meravigliosi versi di alto spessore sociale... Versi che mi hanno commosso per la profondità dei sentimenti espressi. La mano trema, non riesce più ad adempiere più alle semplici azioni quotidiane e nel cuore scende tanta pietà...

