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Sociale 16 marzo 2017 · lettura 1 min · 1701 letture

Lo stanco imbocco

Giovanni Monopoli 774 poesie pubblicate
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L’imbocco stanco d’una tremante mano tiranno, crudele, dal tempo affievolita, l’inerme corpo giace nel vegliardo umano tra quelle mura rinsecchite dalla vita. Lontano, da sguardi, la solitudine è padrona nascosta tra le parole oramai assenti, in afonia una fievole voce si accende, nel silenzio risuona tra le aggrovigliate lenzuola, nessuna compagnia. Una debole luce dalla finestra è a illuminare una flaccida figura nella sua totale assenza un velo di tristezza coglie... di povera esistenza nella preghiera assorta dell’immane naufragare. Trema ancora quella mano, l’imbocco è stanco, di povero, misero essere, relitto della umanità esala in quell’affannoso respiro, l’arranco del lasciato solo, inerme, con la sua infermità. Gli occhi velano lo scorrere, la deriva del giorno alla penombra di quei sogni affievoliti tra le tenebre ad oscurare il mondo intorno e si chiudono per sempre stanchi e avviliti.
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Giovanni Monopoli
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Commenti (1)

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Sara Acireale16 marzo 2017

L'immagine di una mano tremante ha dato al Poeta l'input per scrivere questi meravigliosi versi di alto spessore sociale... Versi che mi hanno commosso per la profondità dei sentimenti espressi. La mano trema, non riesce più ad adempiere più alle semplici azioni quotidiane e nel cuore scende tanta pietà...