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Introspezione 20 marzo 2017 · lettura 2 min · 1239 letture

In fondo alla vita c'è solo la morte

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sergio garbellini 2777 poesie pubblicate
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La mia vita? ... E’ finita! Non mi resta che implorare la clemenza del Signore, ...se mi vuole perdonare pei peccati fatti in terra: per i vili tradimenti, per le scuse, le menzogne, per l’invidia, l’arroganza, l’avarizia, l’incoscienza, e per queste deficienze voglio fare penitenza per non esser condannato alle fiamme dell’inferno, meglio avere un posticino riservato in paradiso e per questo devo fare un’esame di coscienza. Io durante l’esistenza nei passaggi di carriera ho giurato pure il falso allo scopo personale di salir di qualche grado! Mi vergogno per l’azione, sono pronto a rimediare per pagare la mia colpa, ma pretendo la certezza di salire in paradiso, è la sola condizione! Altrimenti resto ancora a peccare sulla terra, sino al giorno stabilito della triste dipartita. Mi dispiace lasciar tutto: soldi, casa, vecchi amici, qualche amante, la famiglia, gli intrallazzi commerciali, le scommesse clandestine con i cani ed i cavalli, ma fin quando sono vivo faccio quello che mi piace. Quando arrivan gli ottant’anni è una cosa regolare che si ha la sensazione della fine ormai vicina! Quel provare sulla pelle la paura di morire ..., non mi devo vergognare ..., è l’istinto naturale, non ci posso fare niente! Non dipende dal volere prettamente personale, ma da quello che decide la sentenza celestiale. Sono sempre nelle mani benedette del Signore, sono un povero mortale! ...... Alla fine, belli e brutti, brava gente e farabutti, siamo vittime di lutti! E’ la morte! Tocca a tutti!
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Quando si arriva in cima alla scala della vita non si può salire oltre, bisogna accettare il verdetto celeste che non ammette deroghe. La nostra vita si compone di trenta mila giorni, entro i quali facciamo del bello e del brutto tempo, ma quando poi si arriva in dirittura di arrivo, purtroppo non ci resta che invocare la legge divina per chiedere perdono dei nostri peccati. E' una sorte terrestre riservata a tutti, ricchi e poveri, grandi personaggi e attori ignoti, che sul palcoscenico del mondo si sono esibiti in un percorso del tutto personale.

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L'autore
sergio garbellini

Non sono un poeta classico, né sublime, scrivo liriche prosastiche riguardanti le vicende quotidiane, mi piace trattare argomenti inerenti alla vita in modo razionale ed in particolare parlare di donne. Ho scritto 6000 liriche, 60 libri, 7 poemi e moltissime canzoni. Scrivo dal 1947, dall’età di 12 anni, ma nel corso d

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Commenti (1)

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Mariasilvia20 marzo 2017

Ognuno di noi è angelo di se stesso, nella misura in cui si riconosce tale e ce ne siamo dimenticati... Grande umiltà in questi sinceri versi dove c'è la nostra grandezza e la grande fragilità. Si arriva a questo" venerabile" traguardo scrutandosi dentro e graffiando sino in fondo all'animo, tutto sembra scontato e ci si sente eterni. Come ingenue farfalle il tempo che ci resta non è più dovuto alla nostra volontà e il pensiero cade in tristi riflessioni. Come al solito l'autore sgrana una perla della sua saggezza e poetica. Complimenti Merita l'applauso.