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Introspezione 6 aprile 2017 · lettura 1 min · 1363 letture

Denominazione non controllata

carla vercelli 806 poesie pubblicate
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Chiamami affinché un ciuffo di crine emerga da fiori damascati. Definiscimi perimetro di vuote stanze dove ossidano ritratti e lo sbuffo di una moka non disegna un confine. Immobile universo rivestito di decoro. Le cose. Non m’appartengono, ma io appartengo a loro? Denominami da un contesto di idee ruggenti, da un archivio di poesie, dal mio romanzo o da un tuo testo, da un paio di anacoluti e di calze nere, le mie serenate di grilli, sparuti. Richiamami l’amore come intarsio di venti, infrangersi di ridondanze, declivi di rose su questi letti sfatti tra mute sembianze un tramonto d’oro sulle cose. Non m’appartengono, né io appartengo a loro.
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L'autore
carla vercelli

Sono laureata in filosofia con indirizzo psicologico dal 1989. Pittrice, poetessa, scrittrice, ho pubblicato: "Il cielo ha il colore delle rose" (2012), "Coglimi d’ineffabile Poesie d’Eros" (2014/2019), "Cromistorie: vi racconto una fiaba colorata" (2014), "Bello più di prima" (2015), "La volpe e la parola"

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Commenti (3)

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Donatella Pezzino6 aprile 2017

L'impossibilità dell'anima di rientrare in un'etichetta precisa, nella sua natura multiforme e priva di contorni netti... un concetto che l'Autrice ha ben sviluppato attraverso immagini vivide e fortemente evocative, evidenziando l'abitudine di molti a cercare nella staticità degli oggetti i tratti di un universo in continua trasformazione.

Giovanni Ghione7 aprile 2017

"lo sbuffo di una moka /non disegna un confine" verso originale di una introspezione ancor più originale forse è proprio una ricerca in questo mondo attuale di annullarsi e ritrovarsi " tra mute sembianze". Plauso!

Giuseppe Gallo11 aprile 2017

Di solito gli oggetti che ci circondano sono rimembranze tangibili del nostro passato ed i ricordi che riaffiorano toccandoli ci fanno rivivere emozioni sepolte dal tempo (pensiero personale). In questa bellissima lirica invece si percepisce una sensazione di insofferenza per l’ambito ristretto e monotono della casa. Questi versi, impreziositi da belle immagini, vogliono dire: “La vita è altrove”, con una aspirazione a vivere emozioni più profonde, con un “infrangersi di ridondanze” che possano appagare di più un animo che non si accontenta della staticità dell’ambiente di casa. Introspezione profonda magnificamente espressa i questa lirica.