Nel ricordo del mio figlioccio

Ci si accorge delle
persone solo quando se ne vanno,
per noi era sicuro sempre l’altruista che
non perdeva mai tempo; sempre lodevole
quel suo carattere combattivo, la sua forza
non gli è servita più per poter restare
ancora vivo.
Per il suo lavoro era
una scelta fondamentale, in quell’ultimo
suo sforzo a cinquantadue anni con la tesi
di laurea per migliorare; a cinquantatre anni
corona il venticinquesimo anno di matrimonio,
non pensava che il male del secolo non gli
dava il suo perdono.
Madre, moglie e figlia
rimangono negli affanni, un’anima
pura tutto il paese gridava ci manchi!
Era un amico gioviale un vero altruista,
vedevamo il suo sorriso sempre pacato
come un venticello soave di una
placida carezza.
Aveva la capacità
di trovare l’aiuto per tutti, piace
ricordarlo con quella sua spontaneità di
uomo forte; lui lottava sempre come un
bravo gladiatore, spendeva molte delle
sue energie e lo faceva sempre come
una missione.
Viene solo da
chiedersi: perché la vita è così
crudele sempre, lo manifesto a tutti
solo per ribadire l’affetto che lo legava
agli amici e parenti; nel fiore dei suoi
anni, Dio si porta via un giovane così
importante.
Nel ricordo del
mio figlioccio, la preghiera non è
un paradosso; ve lo chiedo con il cuore,
è un gesto d’amore; la fortuna è cieca e la
morte lo è ancora di più per che è senza
cuore, la vita spesso è ingiusta non
trovo altre parole.
Nel scrivere queste poche
righe, le lacrime appannano i miei occhi
perché non mi do pace; per un giovane così
di sani principi, questo male ci lascia senza;
Dio se lo portò in cielo cinque giorni prima
dei suoi cinquantaquattro anni, sarà sicuro
uno dei suoi angeli!
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