Ho visto la Solitudine
Giuseppe Buro
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Sento la tua pelle fredda
attraversata da una cruenta nostalgia,
guardo le gocce scendere sull'incipiente
muschio dell’umida riva.
Quanto sei effimera sorella mia,
ti dissi, prima di soccombere
al dolce inverno, quando il freddo
dei ghiacci fa graniti e scalda l’anima.
La falsa purezza dell’essere, esanime,
avvolge in fasce bianche le ferite ancora
aperte, che grondano sangue, giammai
fosti il sogno mio.
Anelavo alla giovane primavera, al fiore
che stava per arrivare, al germogliare
di amori che rinascono come bulbi interrati.
Ora sveli il vivere e in me rimane il sogno.
©
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Giuseppe Buro
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