Sui tetti d'ardesia
Giovanni Perri
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Ho visto città cresciute sotto i piedi e dopo tanto mare, cuori crollati e sospensioni
di cieli e parole su una lingua e ho visto terre nascoste in una mano:
ma non partiamo se non per luci e rumori: e persino una foglia ha una storia da dire.
Ora che siamo dentro aprile ci trovo un aquilone e scende a dirotto la pioggia
e la mia voce scava la sua lunga linea sopra il tempo e sono invaso dai tetti d'ardesia,
un'Occitania nuda, che va avanti, indietro;
giro le antenne dei morti e ho già ricordi
di gatti curvi sulle zampe e vele di poesia che brillano
nella mia noia così marina
che va da sola, con tutto questo vento sulla schiena.
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L'autore
Giovanni Perri
Il lettore deve sapere, leggendomi (leggendo questa non-biografia dalla quale estrapolo che nasco a Napoli e ci vivo col pregio d’arricchirmene fino a smarrirla) che un po' della mia poetica (ammesso che sia tale) risponde al desiderio, non del tutto cosciente, d'allargare il mio ipotetico dolore, la mia svagata gioia
Commenti (2)
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Claudia Sogno22 aprile 2017
È un largo d'aria negli occhi prendere dimora anche solo per un attimo nella tua poesia
Giovanni Ghione23 aprile 2017
"i tetti d'ardesia sono vele di poesia che brillano" questa è una splendida immagine come tutta la lirica che abbiamo letto e apprezzato con animo ligustico!


