Tra sacramento e disciplina
Perla dei miei abissi,
pulsante d’aurore,
rinnovi il fervore
di mille tempeste
quando siedi con grazia,
di Vergine dolorosa
e porgi, incurante,
dal vestito aderente,
il cigno bruno del lago
brillante di rugiada.
Labbra di rosso, ferite,
sonnecchianti lussuria sottile,
abituate a saziare ogni appetito
e contemplare ogni fine.
Sopporta il tuo dolore,
dell’amarezza ti redime l’amore.
Pupilla dei miei occhi,
fari dei miei errori,
che vengono spenti
dalle lacrime della mia preghiera;
della mia ignoranza,
dell’ingratitudine del sacramento,
logorato da galassie di colpe
senza fine.
Tra sacramento e disciplina
il logorio amoroso si consuma.
Così, invece di rose e gerani,
cominciasti a spezzare
gigli bianchi con le mani,
per sancire, con la purezza floreale
il mio amore ignorato.
©
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