Ultimo banco
Paolo Marongiu
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Lungo il tragitto che ti porta a scuola
il passo esita, la mente vola,
stanca d'inutili combattimenti
contro le formule di bisezione.
Perso nel traffico freddo e beffardo
con la zavorra di mille tormenti
sei destinato al perenne ritardo
senza nessuna giustificazione.
Ti attende un'aula senza tepore,
un luogo grigio di un mondo incolore,
un mondo cieco che non può sapere
del tuo dolore nascosto nel banco.
Un mondo sordo al tuo sguardo muto
che si compiace d'un falso potere,
ma non si accorge del grido d'aiuto
scritto col sangue nel compito in bianco.
Un mondo adulto che ha rinnegato
i sogni e i giochi d'un tempo passato
e, nel suo piccolo triste confino,
ha condannato la sua fantasia
al sacrificio d'un rogo perverso.
Mentre vaneggia in greco e in latino,
vorrebbe chiuderti col tuo universo
in un capitolo di geografia.
Non ce n'è traccia nei libri di storia,
né nelle rime imparate a memoria,
non è una pagina del tuo quaderno,
non è un teorema col suo corollario;
il gelo cinico di questo vento,
come un inverno che dura in eterno
schiavo dell'orbita di un sole spento,
non riesce a evadere dal tuo diario.
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Paolo Marongiu
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