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Fantasia 20 maggio 2017 · lettura 2 min · 737 letture

Calcio di rigore

Giovanni Perri 487 poesie pubblicate
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La calda noia d'una fontana nell'assolata noia d'una piazzetta, come se fosse un cuore a mezzogiorno: sbucciarsi i ginocchi, trovare la lucertola. E' tempo di tappi di bottiglia qui, di barberie sepolte nella testa scalini che portano passi di antiche omelie. Luglio di carta salata, da girarci epoche. Vedi, qui terminava l'orologio, la torre, le cosce di Evelina sul balcone; da qui si scompariva nel mare e il mare non finiva mai, come le ruote del giro d'Italia che avevano il silenzio degli occhi di Angelillo. La statale e dentro la statale i treni. Io caricavo un'intera famiglia sulle spalle una valigia piena di lucertole da liberare in città; su di me contavano i morti e i vivi e ora che ci penso anche il barbiere contava su di me tagliava e raccontava e una volta tagliò talmente tanto che nel paese non c'era più nessuno, tutti morti o partiti, bartaliani purosangue nascosti negli specchi d'America. Io non lo so se esiste l'America che silenzio fa da lì a qui, se c'entra il mare in questa piccola piazza dove un vecchio si ferma e guarda una saracinesca e tira qualcosa che somiglia a un calcio di rigore: che storie tiene nella testa, da tagliare, e che rumore fanno le storie che battono su una saracinesca.
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L'autore
Giovanni Perri

Il lettore deve sapere, leggendomi (leggendo questa non-biografia dalla quale estrapolo che nasco a Napoli e ci vivo col pregio d’arricchirmene fino a smarrirla) che un po' della mia poetica (ammesso che sia tale) risponde al desiderio, non del tutto cosciente, d'allargare il mio ipotetico dolore, la mia svagata gioia

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Commenti (2)

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Mina Cappussi20 maggio 2017

Sono memorie d’infanzia, frammiste a spunti, immagini, simboli in continuo movimento, quelli che Giovanni Perri condensa in “Calcio di rigore”. Vetrine emozionali, dove “bucciarsi i ginocchi, trovare la lucertola” diventano icone che passano come un film nella “calda noia d'una fontana”, assieme a “barberie sepolte nella testa”, insieme all’orologio, alla torre, i treni, Evelina. Poi i ricordi si fanno ermetici, diventano un “luglio di carta salata, da girarci epoche”, si esplicitano in “una valigia piena di lucertole da liberare in città”. Il poeta passa da una dimensione all’altra attivando persino una sapiente ironia “su di me contavano i morti e i vivi / e ora che ci penso anche il barbiere contava su di me / tagliava e raccontava e un

Willy Zini27 maggio 2017

Mamma mia... che dire? Sono rimasto - letteralmente - folgorato. Poesia stupenda, intrisa di richiami e rimandi. Stupende passioni le tue, Giovanni. Mi hanno fatto sussultare sulla sedia, uno scroscio di nostalgia, quella vera. Grazie.