Calcio di rigore
Il lettore deve sapere, leggendomi (leggendo questa non-biografia dalla quale estrapolo che nasco a Napoli e ci vivo col pregio d’arricchirmene fino a smarrirla) che un po' della mia poetica (ammesso che sia tale) risponde al desiderio, non del tutto cosciente, d'allargare il mio ipotetico dolore, la mia svagata gioia
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Sono memorie d’infanzia, frammiste a spunti, immagini, simboli in continuo movimento, quelli che Giovanni Perri condensa in “Calcio di rigore”. Vetrine emozionali, dove “bucciarsi i ginocchi, trovare la lucertola” diventano icone che passano come un film nella “calda noia d'una fontana”, assieme a “barberie sepolte nella testa”, insieme all’orologio, alla torre, i treni, Evelina. Poi i ricordi si fanno ermetici, diventano un “luglio di carta salata, da girarci epoche”, si esplicitano in “una valigia piena di lucertole da liberare in città”. Il poeta passa da una dimensione all’altra attivando persino una sapiente ironia “su di me contavano i morti e i vivi / e ora che ci penso anche il barbiere contava su di me / tagliava e raccontava e un
Mamma mia... che dire? Sono rimasto - letteralmente - folgorato. Poesia stupenda, intrisa di richiami e rimandi. Stupende passioni le tue, Giovanni. Mi hanno fatto sussultare sulla sedia, uno scroscio di nostalgia, quella vera. Grazie.


