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Ribellione 23 maggio 2017 · lettura 1 min · 1149 letture

Contro i Neoborbonici

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Antonio Terracciano 1000 poesie pubblicate
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E’ quella ferrovia Napoli- Portici il simbolo, davvero troppo spesso, di rivendicazione, in faccia ai Nordici, di grandezza del Sud, ancora adesso. Non si dice che fu solo un capriccio del Re d’allora, che rivaleggiare voleva coi suoi simili, un posticcio mezzo per l’importanza sua affermare. Appena fuori Napoli, finita era modernità, e le province erano escluse da una "progredita civiltà" che peraltro non convince. La vera civiltà se ne fuggì quaranta anni prima: la Repubblica, dopo solo sei mesi, mal finì, per un’incomprensione vasta e pubblica. Molto probabilmente, se essa fosse durata un po’ di tempo ancora, Napoli avrebbe fatto bene le sue mosse per unir dell’Italia vari popoli. Neoborbonici, quando voi vantate del deserto le rare cattedrali, non trascurate, non dimenticate l’eccidio di quei Rivoluzionari!
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Antonio Guarracino ha commentato e approfondito ottimamente il mio pensiero. Aggiungo che, siccome gli uomini assomigliano più spesso ai loro nonni che ai loro padri, la fine del Regno borbonico potrebbe essere vista anche come la vendetta attuata, sessant'anni dopo, dai "nipoti" del fior fiore dell'intellighenzia meridionale barbaramente uccisa dai Borboni nel 1799, dopo il fallimento della Repubblica. Se i Borboni fossero usciti già allora di scena, sarebbe stata tutta un'altra storia! Il molisano Vincenzo Cuoco, nel "Saggio storico sulla Rivoluzione di Napoli del 1799", era stato molto chiaro: "Per riunire sotto un colpo di occhio tutto il male che in Napoli ha prodotto la controrivoluzione, basterà fare il seguente calcolo: Ettore Carafa, Giovanni Riario, Giuliano Colonna, Serra, Torella, Caracciolo, Ferdinando e Mario Pignatelli di Strongoli, Pignatelli Vaglio, Pignatelli Marsico, son della prima nobiltà d'Italia; e venti altre famiglie nobili, al pari di queste, sono state quasiché distrutte. (...) La rivoluzione conta trenta in quaranta vescovi, altri venti in trenta magistrati (...), molti avvocati di primo ordine, ed infiniti uomini di lettere. (...) La professione medica pare sia stata presa di mira dalla persecuzione controrivoluzionaria. (...) Dopo di ciò, si calcoli il danno. La nazione potrà rimpiazzare gli uomini, ma non la coltura. Ed è forse esagerata l'espressione di esser essa retroceduta di due secoli? "23 agosto 2017
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L'autore
Antonio Terracciano

Sono un ex insegnante di scuola media (di francese) , e vivo nella cittadina in cui sono nato (a quindici chilometri a nord-est di Napoli) . Da giovane scrissi un centinaio di poesie (quasi tutte adesso da buttare) in versi liberi (e qualcuna anche quasi ermetica) , ma poi, dopo un letargo poetico durato più di trent'

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Commenti (2)

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Merlino23 maggio 2017

un lavoro interessante se pur non condiviso pienamente ma che sprona il lettore nella ricerca della verità. Un piccolo scrigno

Antonio Guarracino28 maggio 2017

Non si può guardare al passato, rivendicarlo e riproporlo per il futuro. Tutti sappiamo degli errori che sono stati commessi da parte dei vinti e da parte dei vincitori. Ora basta, dobbiamo guardare al futuro . Oggi c'è l'Italia nella quale sono nato e per cui abbiamo tutti sempre tifato nelle partite di calcio. E a quest'Italia che dobbiamo guardare nel futuro per adeguarla ai, l tempi per migliorarla. Ma per fare questo dobbiamo essere tutti uniti, abbattere le differenze, amare questa una terra bellissima lottare per darle in Europa l'importanza ed il rispetto che merita, sempre nell'ottica di una Europa unità politicamente.