Figlia del vento
Era figlia del vento e di nessuno,
cosa ricordo di lei?
Il nome?
Il nome no!
Non me l’ha mai detto
perché lei stessa
non lo conosceva
e spesso si rattristava
cercando nella sua mente
un nome dimenticato
nel soffio caldo del vento
di primavere passate
e mai vissute.
Era figlia del vento e di nessuno,
di lei ricordo solo poche cose,
poche cose di cui l’amore
era la gioia di poter vivere
la realtà nascosta nei suoi occhi,
ricordo un grande berretto
di tela rossa come le sue guance
dal quale uscivano dei riccioli neri
che non avevano mai sentito
le carezze di una mamma
o i baci di una persona cara,
com'erano belli i suoi capelli,
neri più della notte,
lucidi e morbidi di seta d’oriente.
Ricordo un paio di occhiali neri
che ricoprivano tutto il suo visino
e che nascondevano i segni
della sua inaudita tristezza,
di una tristezza solitaria
vissuta nel segreto del suo cuore,
come era sciupato quel suo visino
colorato di un rosso ombrato chiaro,
era tanto giovane ma tanto triste,
ricordo un mazzo di carte da gioco
che con mano veloce spargeva
sopra a un tavolo di taverna
per leggere i segreti della sua vita,
e cercare un motivo per viverla
per assaporare l’essenza dell’amore.
Spesso aveva cercato di indovinare
il mio destino per trovare in me
un po di consolazione alla sua anima,
ricordo una leggera maglietta bianca
e un paio di blue- jeans consumati
che ricoprivano quel suo giovane corpo
che profumava d’amore,...
che sapeva di morte;
quel vestito che sfiorava le membra
di un corpo che si consumava
giorno dopo giorno
nella più oscurità dei suoi pensieri,
era figlia del vento
e con il vento freddo del nord
è scomparsa nel nulla
lasciandomi solo a vivere
del suo dolce ricordo.
©
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