Nell'insolvenza dei vuoti
Potresti essere un tocco, un aroma - vorresti -
o dita slargate di un cosmo includente
ma i vetri raccontano muri alla voglia
- così scoscesi che parola è solo offerta di ciglia -
Eccoti, allora
non altro che pupilla in salita carezzosa
invisibile colata che silenzitudini invermiglia
e palmi ingordi d'accoglienza.
Nell'insolvenza dei vuoti, un vezzo - dici -:
amaranto d'orchidee, il vetro. E smuro. Spaziandomi odorosa.
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Commenti (1)
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carla vercelli31 maggio 2017
Forse uno scarto fra quello che si vorrebbe che sia e quello che è realmente è... lo sbalzo fra il tocco anelato e un mero gioco di sguardi... che comunque fa sbocciare come una rosa... La sento come una poesia femminea e femminile... Molto piaciuta ed apprezzata!
