Mia madre
Che pena e che tristezza mi invade
quando ti guardo
Il viso... il tuo bel viso,
intrappolato dal tempo
in una fitta rete di solchi,
lo sguardo spento e il corpo appesantito
da dure fatiche e scontri con la vita
che ti han lasciata sfinita
su un campo di battaglia
dove non ci sono né vincitori né vinti
Dov’è quella guerriera che armi in pugno
mi facea tremare?
Negli occhi mai un sorriso,
ma tenacia e voglia di lottare
La fatica non ti spaventava e
in testa la portavi
come un cimelio di bei tempi andati
Non vi era tempo per le smancerie
e guai... guai a sbagliare
non v’era più che dire
Mi guardi e dici: son stanca di campà
qua che ci sto a fà?
Allora che in me nasce
il desiderio di abbracciarti
e dirti sottovoce: ...ci stai per me!
Ma non lo faccio, tu non lo vorresti
E io temo di sentir tra le mie braccia
tanta fragilità.
©
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