Pensieri notturni
claudio coppini
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Gli anni passano
e restiamo lì,
boni- boni al calduccio
ad aspettare Godot.
Di tanto intanto
un brividuccio di curiosità
fa capolino.
C’è chi
per un attimo,
tira fuori la testa,
per poi rintanarsi
più in fondo.
Meglio restare
ad osservare
dalla finestra di casa.
Rischioso
scendere in strada
a incontrare la vita.
Abbiamo
un vulcano dentro
che ci incendia.
Eppure, quando incontriamo
una persona speciale,
che non ha paura
di ustionarsi con noi,
pur di non scoprirci
facciamo i distaccati.
Assurdi come siamo
lasciamo prosciugare
l’energia vitale dell’incontro
e ritorniamo al via.
Vorremmo gridare
ma siamo muti.
E il nodo
che ci stringe la gola
si fa più stretto.
Ma non proviamo a scioglierlo,
aspettiamo
Con chi ci ama
preferiamo parlare d’altro.
Finendo nel tempo
per far marcire tutto.
Ci hanno insegnato
che bisogna essere forti,
guai farsi vedere fragili.
Tu, uomo,
non dovrai mostrare mai
il tuo pianto.
Peggio per te,
donna,
se esprimerai
le tue emozioni.
Si nasce esseri viventi,
umani si diventa.
Cos’è vita la vita,
se non il più lungo
e formidabile
corso di sopravvivenza
sulla Terra che si conosca.
Ricordare sempre,
la prima cosa che s’impara
giocando da bambini.
Saper fare le capriole.
C’è sempre una seconda,
terza occasione nella vita
dove va trovato il coraggio
di tuffarsi in una capriola.
Il manuale di manutenzione
della vita
suggerisce di provare
e riprovare.
In ogni faticoso,
decisivo centimetro
sta la misura
del proprio amore.
Amare è la somma del tempo
di ogni centimetro.
Tutto il resto è ronzio,
bla- bla- bla,
insignificanza d’attributi.
La morte esistenziale
prima che anagrafica.
©
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claudio coppini
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