L’albero- casa
poeta per te zaza
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Ti riconosco,
sei quella bambina
che nelle estati veniva anche da sola
a giocare con me, l’albero- casa.
Mi chiamavi così - ma sono Quercia -.
Vedi aperta la fessura nel mio tronco
che ti fa entrare e salendo qualche appoggio
affacciarti a un davanzale,
incorniciato da tendine a foglie,
come dicevi tu – ma son le fronde -.
Ci stavate accucciati
tu e gli altri
ad ascoltare
i cinguettii sui rami
e assieme agli uccellini e a me
fiabe su fiabe - dolci oppure amare -
imparando la vita: un’occasione,
ascoltando la sua rivelazione:
- è per finta - è per vero - chi lo sa
- è larga o stretta ogni verità.
E facevate confronti e indagavate;
l’ultima parola a nonna per le fiabe
ma anche sui perché della realtà.
Edulcorata, sì: io lo sapevo,
ne ho sentite tante alla mia ombra.
E tutto si ripete, il bene e il male:
scorrono misti nella linfa umana.
Vedo che cerchi ancora la magia
tra i ritmi dolci di un’antica brezza,
e ancora nelle righe di un racconto
e tra un velo di polvere poesia.
Fermati ancora un poco alla finestra
che si affaccia al tuo mondo dai miei rami:
prendi dalle mie foglie una carezza.
©
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L'autore
poeta per te zaza
È il tuo sorriso orgoglioso e privato maestoso e prezioso d’istinto che appare manifesto sul viso quando fai del tuo impegno un valore. *** «Non chiederti mai il perché del livello del tuo cielo: è merito o colpa tua.» **** Perché "poeta per te zaza"? Zaza – così mi chiamava mio fratello Paolo da piccolo, p
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