Quel che resta
Giovanni Perri
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c'è tanta luce qui adesso, troppa
che non si vede con quanta perizia
il cuore si crepa, come sanguina l'occhio
nel sonno indovino e quanto
profonda è la ferita nell'aria.
Me ne vado per campi dove l'erba è bruna
e sento gli animali che si accoppiano nei sotterfugi
riverberi del giorno:
dovrei restare lì, in una balla di fieno
a galleggiare, nel buio dei millimetri
per sapere del tempo ogni necessità
dire del pane la voce che resta
aspettare il treno che passa
per salutare l'ignoto stupore.
©
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L'autore
Giovanni Perri
Il lettore deve sapere, leggendomi (leggendo questa non-biografia dalla quale estrapolo che nasco a Napoli e ci vivo col pregio d’arricchirmene fino a smarrirla) che un po' della mia poetica (ammesso che sia tale) risponde al desiderio, non del tutto cosciente, d'allargare il mio ipotetico dolore, la mia svagata gioia
Commenti (1)
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poeta per te zaza28 giugno 2017
Questo è il Poeta del futuro, quando i suoi testi saranno oggetto di Antologie scolastico, e dove il nostro sarà il rappresentante capostipite del Movimento metaforico letterario, o similare - sezione Poesia.

