Sfogo n°47
Quando vado a sopire i tagli
mi dedico a morir soltanto
e intanto m'agito ed agisco
d'istinto primordiale come
il fiore estinto, cresce dentro
l'ombra ed esce dalla parete.
Dopo la parata della banda.
Io cado come pesce nella rete.
L'anima mi miete a volte,
in cima mi vedrete forte
se capiterà, se non capite già,
lo capirete forse presto
o forse tardi, sconfino tra gli
sguardi, colpito di sorpresa
come dardi, colpiscono
la cervicale. Voi come cervi
impauriti iniziate a saltellare
infatti c'è chi lascia soli
i propri bimbi proprio come bambi
pensano che averti dato il cuore sia abbastanza.
Ma non basta mai.
Abbasso la tapparella della stanza
E tutto cambia forma ma poi
torna come prima, comprimo
In testa il suono di ogni rima,
per veder che cosa s'avvicina
di più alla perfezione.
Nessuna prefazione,
credi che delle prediche mi possan
far pressione?
E invece no.
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Commenti (1)
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Sara Acireale29 luglio 2017
Ho dovuto rileggere questo sfogo N°47... Non è facile da comprendere ma mi è sembrata velata di autoironia... È un modo diverso di fare poesia che francamente mi affascina e mi incuriosisce. Beh, anche se non c'è prefazione penso che vada bene lo stesso... Mi resta il dubbio: "le prediche fanno pressione o no"... Comunque, complimenti per l'originalità e l'espressività
