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Introspezione 29 luglio 2017 · lettura 1 min · 1222 letture

Sfogo n°47

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Alex vento 13 poesie pubblicate
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Quando vado a sopire i tagli mi dedico a morir soltanto e intanto m'agito ed agisco d'istinto primordiale come il fiore estinto, cresce dentro l'ombra ed esce dalla parete. Dopo la parata della banda. Io cado come pesce nella rete. L'anima mi miete a volte, in cima mi vedrete forte se capiterà, se non capite già, lo capirete forse presto o forse tardi, sconfino tra gli sguardi, colpito di sorpresa come dardi, colpiscono la cervicale. Voi come cervi impauriti iniziate a saltellare infatti c'è chi lascia soli i propri bimbi proprio come bambi pensano che averti dato il cuore sia abbastanza. Ma non basta mai. Abbasso la tapparella della stanza E tutto cambia forma ma poi torna come prima, comprimo In testa il suono di ogni rima, per veder che cosa s'avvicina di più alla perfezione. Nessuna prefazione, credi che delle prediche mi possan far pressione? E invece no.
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Commenti (1)

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Sara Acireale29 luglio 2017

Ho dovuto rileggere questo sfogo N°47... Non è facile da comprendere ma mi è sembrata velata di autoironia... È un modo diverso di fare poesia che francamente mi affascina e mi incuriosisce. Beh, anche se non c'è prefazione penso che vada bene lo stesso... Mi resta il dubbio: "le prediche fanno pressione o no"... Comunque, complimenti per l'originalità e l'espressività