Nascita
Giorgia Spurio
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Se il dito della terra
accarezzasse – una piuma sottile –
il cielo, dall’argilla nascerebbe
la bimba di luna.
Se con il mignolo
le stelle graffiassero via
la pelle alle mostruosità,
e con il vapore invadessero i boschi
- con più nulla, nessun albero –
nascerebbe dalla nebbia
il bimbo del sole.
Ogni costa diventerebbe patria,
ogni soffio un silenzioso addio,
un viaggio da dimenticare
come gli occhi di chi dice “Ti amo”
e si abbraccia a un’altra donna.
E la mano del buio
accoglie il sudore, dalla fronte,
dal ventre, dagli occhi,
cola pioggia come una vecchina storta
sui piedi scalzi e le suole di scarpe
portate per mano, accumuli di terriccio,
pugni di pietre piccole e appuntite,
e un urlo...
squarta la musica, il walzer della notte...
è un lampo
al mondo grigio
dall’arcobaleno e dal suo grembo,
il primo gemito.
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L'autore
Giorgia Spurio
Commenti (1)
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Angelo 200030 luglio 2017
C'è qualcosa di surreale e tenero che scorre dentro questa poesia e la rende familiare, apprezzatissima in tutto il suo scorrere. Il florilegio di metafore a volte anche ricercate, ma sempre espresse in modo semplice, sfocia nella delicatezza estrema di un finale in fondo prevedibile, ma che ci appare con nuovi occhi, e sorprendente.
