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Spirituali 31 luglio 2017 · lettura 1 min · 713 letture

Di Orfeo che smise di vivere smettendo di vivere il presente

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Jacopo Jandl 21 poesie pubblicate
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Per gli oscuri cunicoli di trepida follia memore canto, e alla rinata luce mi volgo verso te e guardo falso il destino che agli uomini tace, sbaglia di proposito qualunque oracolo. Non te! Non te, Euridice, ho riportato in vita dall’aldilà: scordo il tono del canto e in corpo dissuona l’armonia del passo. Percepisco la vita da veleno corrotta come fantasma che segue a sorridermi serio per le selvagge terre di Tracia. Dopo il grande banchetto spenta langue deserta l’eco di musica, e chi l’ebbe ascoltata sa che ormai s’è estinta. Sente il silenzio. Non sei più Euridice, copia in marmo fumoso, residua eco che pizzica le corde di cetra malinconiche sovrappensiero. Perché resuscitasti? Dal corpo nel ricordo l’anima è infusa e il divieto divino giocò me e la mia brama cieca, infine delusa. O Euridice!
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10/10/2013 - 11/10/13, riscrittura del 20/9/2014

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Jacopo Jandl
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