Dio del lago
Giorgia Spurio
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L’argento cade dagli occhi del deserto,
il blu che il mondo disegna,
il confine dei samurai delle nuvole,
e l’argento è caduto e cade
come piombo nelle tasche vuote e bucate
del silenzio, tra i suoi ululati
e il suo vento, tra i suoi capelli
e quelli spenti del sole.
E la luna scivolò via
anche lei come una guerriera,
silente come il tuono che non ha rumore,
se non un’eco lieve nella gola
tra i ramoscelli e i nidi delle dèe.
Si addormentò tra i sogni degli uomini,
stretta alle cosce degli alberi,
tra i respiri delle donne,
e anche la neve sonnecchiava
tra i loro corpi,
un alito spezzato dallo stupore,
dove l’Incubo si fermò per guardarla,
lupo ed angelo in quella stessa sembianza,
e prese la sua maschera.
L’Incubo, temuto e imbarazzato,
crudele e timido,
camminò scalzo per baciarla,
dove il bianco soffice incontrò il telo
del suo mantello abbandonato, il nero
che spaventa i bimbi,
e riprese il suo volto,
il muso sconosciuto di un curioso viaggiatore,
ed un bacio, eppure non riuscì a darle,
agli occhi di lei,
lattea dama dei segreti
scritti sui mignoli delle foglie,
fermo come il vecchio salice
che promise le sue figlie in sposa
al dio del lago.
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L'autore
Giorgia Spurio
Commenti (2)
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Francesco Rossi7 agosto 2017
Una composizione particolare dove la riflessione accompagna il lettore in un misticismo che si avvicina al paganesimo.
Maria Grazia Vai9 agosto 2017
...e volerne ancora, e ancora, e ancora. Arrivare alla fine del sentiero e voler camminare ancora, trattenendo il fiato fino a farsi scoppiare il petto. Quell'emozione di poter camminare altri sentieri, altri luoghi di poesia che Giorgia ben conosce... e ci regala ogni volta.


