Fammi tua
massimo turbi
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ti colsi alla sprovvista nuda matrona
dalle burrose forme simile alle dee greche
pelle di luna umida di piaceri incofessabili
vulnerabile nelle mie braccia grandi
dal retro dell'anima ti presi con tenero candore
di sinuose curve odorosa di mirto
come una pregiata viola sensuale
apice di nervature femminili
divarchi la schiena e le gambe nervose
pronta a scattare come un guaguaro
con la sua preda indifesa
sussurandomi ancora ancora. ancora
fammi tua inifinitamente ancora
le grida danzano con i corpi flessuosi
al ritmo di treni a vapore
molto meglio di una giostra tzigana
o una fuga in una notte per le vie di new york
le mie mani ben strette sui tuoi fianchi
da puledra selvaggia
ansimando come le sinfonie d'autunno
come un vento impetuoso
nell'armonia di costellazioni celesti
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