L'ultima luce
giovanni bianchi
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La nera solitudine del mondo
si rispecchiò in un ammasso informe
di nubi giunte da molto lontano
a constatare, lenta, una caduta,
regola giustamente concordata,
semplice e chiara, quasi un 'ovvietà.
La fine della storia era già nota,
ma quell'ultima luce,
di un bel tramonto figlia consumata,
scivolava contrita all'orizzonte,
dietro la verità delle colline,
ché non voleva consumarsi e fragile
sentirsi come inutile funzione.
Abbandonare il viaggio era peccato,
non si poteva chiudere il discorso
con l'alta presunzione del rimorso
di non aver ben fatto,
con tutta la passione necessaria,
ció che da altri le era stato imposto,
e brillare di più, oltre la fine,
era la nuova meta: regalare
sprazzi d' incanto prima di morire.
La consapevolezza di rinascere,
il giorno dopo, come il giorno prima,
intatta come impavida Fenice,
non le bastava ed un sommesso pianto
ed una prece a raccattare ancora
di vita, qualche fremito, ci fu.
Scemarono le forze ormai corrotte,
un attimo rubato di splendore
e poi venne la notte.
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giovanni bianchi
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