Figli di pietra
Giovanni Monopoli
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Su stanchi binari l’infinito scorrere
d’animo triste l’incontro col destino
sferragliano ruote ansimando verso il declino
tra i pensieri d’uno smarrito sogno
inchiostro a porre.
Figli di pietra
stipati... gramigna nel più profondo
a nascondere il colore della pelle,
a celare le mute parole ... il bando
nelle sconfinate steppe con pareti d’argilla.
Dondola la barca,
adagiata sul mare della speranza
carezza le onde lo schiaffeggio ad oltranza
tra i pianti soffocati da un tutto che sporca.
Figli di pietra
ignudi, marcati e spediti
ove l’anima strazia e il nulla regna,
ove quel confine si demarca
tra le perdute stelle con litanie sparse
nel regno d’una vita tetra
lasciata a perire
con una falcidia arida e pregna
senza umanità e con la rintanata attesa
su quella umile e stanca chiatta
ove la libertà arranca e spera.
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Giovanni Monopoli
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