Primo giorno di scuola
Non c'eri.
Avresti dovuto esserci perché lo desideravi con tutte le tue forze
solo chi ama sa cosa si prova nel momento di avviare suo figlio ad un nuovo cammino.
Non c'eri e tutti lo sapevamo.
Tutte le grida della scuola, tutto il vociare dei bambini,
tutte le ciarle inutili dei genitori,
tutte le cravatte nuove dei papà e i vestitini buoni delle mamme,
tutto era attutito, sordo, vuoto di leggerezza.
Non c'eri.
Avresti dovuto esserci.
Per te, per te sola,
perché i tuoi occhi avrebbero potuto ridere o, magari, piangere una lacrima di madre
perché avresti dovuto sentirti preoccupata,
ciarliera, bella nel tuo vestito nuovo.
Non c'eri e piango.
Avresti dovuto esserci per me,
perché potessi consolarti,
prenderti in giro, accarezzarti i capelli,
perché potessi offrirti un cappuccino con così tanta schiuma
da far scomparire ogni tristezza.
Non c'eri e tutti lo sapevano.
Noi tre no.
Per noi c'eri.
Eri nel mio sguardo che tentava di rincuorarli,
eri nella mia mano che li accarezzava,
eri nel mio braccio che li sosteneva.
Eravamo insieme, due in uno come è sempre stato.
Insieme, sempre, a lottare per educare,
consolare, rimproverare, giocare, pulire, cucinare, ridere e
piangere per i nostri figli, come è sempre stato.
Sei nella mia mano, nel mio sguardo, nel mio braccio, nel mio cuore,
nel mio... tutto.
Questa non è la speranza, è la suprema certezza.
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