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Sociale 12 novembre 2007 · lettura 1 min · 781 letture

Pazzo

Roberto festa 33 poesie pubblicate
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in stanze come carri di bestiame, stipati sotto il primo finestrone che taglia fra inferriate di catrame un cielo costruito col cartone, l'eterno ciondolare di un pensiero s'aggruma nel deserto di una mente e si proietta verso l'infinito lungo sentieri di filo spinato. E i sogni che non hanno più stagioni ma cadono-alla fine- come accento son coltivati come convinzioni da confidare chini al pavimento che lacrima fedele ad ogni passo strusciato su mattoni di memoria nel mormorare il vano compromesso fra labbra che balbettano una storia e illumina le albe di quel vuoto che spunta come sempre ogni domani col sole dell'ennesimo rifiuto da stringere tremando fra le mani
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Roberto festa
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Commenti (3)

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Zima12 novembre 2007

tremo io a leggere questi versi veritieri, di un mondo tremendo! ..quello dell'abbandono... ma chi sono i veri pazzi? e ripenso alla canzone di Cristicchi (ti regalerò una rosa) curatissima la distribuzione sia dei versi che delle parole, con un buon ritmo a volte volutamente spezzato per lasciarci a pensare... una bellissima poesia!

Francesco Luca12 novembre 2007

la normalità dell'anormalità, plauso per la sensibilità e lo stile

M
Marina Como28 novembre 2007

Stupendo il linguaggio descrittivo, la introspezione che ci proietta nella favola dei più reconditi sogni interrotti, ed interrotti gli endecasillabi che ricalcano, sottolineano, formano nuove immagini... una eccelsa poesia ricca di pathos dove l'empatia la fà da padrone. con straordinari scenari dove a fatica si riemerge, come dopo aver visto un bel film d'autore.