Perduta traccia
Daniela Dessì
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Crescita in verticale
di passaggi obbligati.
Adolescenza in titubante evoluzione
tentenna,
sbandando in traviati vicoli risucchianti,
dove fuma l’oro bianco e si affoga in bagni di birra bionda.
Scatolame sul fondo del puzzo di marcio
si attacca addosso in etichetta di riconoscimento.
Allo sbaraglio ragazzi improvvisati perdenti,
quando si è bombardati da musica in megafono
e le orecchie tappate non pronte all’ascolto
schiacciano l’udito.
Vestizione dell’epoca
tradotta in miraggi lusinganti accendono lumi
di stravagante euforia.
Nelle strade si riversa la folla aitante
ribellandosi a forme eque di civiltà.
I valori distrutti da materialismo illogico
ed esaltata puerizia,
inciampa col salto nel vuoto
chi non teme giustizia.
Tardi tempi del ravvedimento,
l’acqua santa brucia negli occhi
e il Dio buono si eclissa
nella parvenza di un raggio che muore
senza più traccia,
polvere dell’oscurità sul cuore.
©
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L'autore
Daniela Dessì
Amo la poesia, la profondità del sentimento che ispira, quel tocco magico che vivifica ogni cosa, imprime la vita all’inanimato, nobilita l’effimero inconsistente che si confonde col nulla. Forse si nasce poeta o forse no, pochi lo sono veramente col cuore, hanno la capacità di leggersi dentro e guardare al mondo
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