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Poesia 16 ottobre 2017 · lettura 1 min · 834 letture

E un tempo fu cilicio

Francesco Rossi 1097 poesie pubblicate
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Il bianco e nero per una vestizione sacrale conferita a chi teologia ha studiato e pastore del gregge è diventato. Tra compiacimenti e sortilegi costrizioni e rinunce, senza perversioni, vizi solo e soltanto virtù. Lo dici tu, non io, amico mio perché la carne umana per me è relazionata alla sua incongruenza e devasta il piacere del corpo senza lasciarne traccia. Se tutto questo ti turba e, non vuoi ascoltare sappi che la mostruosità non ha la cognizione della sua diversità, e per questo abbonda dove il cilicio ne era il vessillo. Lo enuncio sapendo che potrei turbare, vi assicuro che io in veste di poeta narro soltanto e, non faccio alcun male. Vogliatemi voi, perdonare.
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L'autore
Francesco Rossi

Francesco Rossi nato a Sestri Levante il 24/01/1958 Pensionato. Terminata la scuola dell'obbligo nel 1974 assunto come operaio in una ditta, nel 1976 assunto in Fincantieri dove per 35 anni ho svolto la mia professione di operaio speciallizato. E' in quei anni che si completa la mia formazione culturale con l'impegno

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Commenti (2)

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Eolo16 ottobre 2017

Sei certamente perdonato, perché chi dice la verità non ha bisogno di perdono. Condivido il tuo testo incisivo, lucido, in un’analisi forte contro uno spaccato della nostra società, compiacente che perdi più abbraccia la casta religiosa, niente a che vedere con la religione. Il mio elogio

Annamaria Barone16 ottobre 2017

Non è facile parlare di certi argomenti, ancor meno farne poesia, perché spesso poesia è considerata celebrazione, anche del dolore o della malinconia. Ma qui l’autore va dritto al punto, alla perversione, al cilicio come espiazione di pensieri e desideri, rendendoli oscuri perché nascosti e considerati peccaminosi. E non si tira indietro e non nasconde la mano, fino alla chiusa...