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Poesia 30 ottobre 2017 · lettura 7 min · 507 letture

Il Cigno, ovvero Una Messa di Requiem in Poesia

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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Per sette volte ei fu, il Cigno; cantava su’ una riva del lago, ed era Notte, si rivolgeva a’ i fiori, e l’Autunno era vicino... era svelto. Ma di che mai ei cantava? La foresta d’intorno lo sa, e dice: - Lo udii cantàr d’Amore -. Ma, alfine, ei tacque... inerme, e spirò. Muore. E il Cigno ha come funebre alveo l’onda, e il lume della Luna lo sorregge, lo raggiungono tre petali di rosa: or l’ala sanguina acqua, e il cuor dolore. Oh dolce Cigno, immèrgiti nell’eterno sepolcro che il lago ti sta aprendo! I tuoi fiori non t’ascoltano più; muori per loro. E voi... voi, fiorellìn della foresta, al par di lui dall’Autunno recisi, orsù! Dormite! con i petali candidi che volano nell’abbraccio del vento... con i grembi sepolti in tanto buio. Ricercate almèn nel vostro riposo un quieto Sogno all’eterno dormìr... voi... voi, figli d’un Fato inesorabile che non sente pietà! Ma questa Quiete è beffarda, è menzogna, fiori! dormite ma vièn la Tempesta. Qui s’alza il vento, borioso s’infuria, agita l’onde del lago, le rive... folgori e tuoni, son gli ultimi, spera! Le foglie càdon giù. Urlano i monti la nenia dei corvi, sono affamati di Morte, di vermi; sèminan strazio pe’ tristi sentieri... La Vita non v’è più. Il cielo inghiotte la Luna che splende. E tu... tu, valle, singhiozzi e ti frani; il lago evapora ahi gli aliti arcani. L’antica Quiete or fu. Così dicèvan le rune, le pietre: giumge l’incanto d’estremo Tramonto... Oh fior, tremate! Più nulla qui v’è. Ma un canto or si erge. Un cacciatore dà fiato al suo corno; e questi suoni suoi, oh come catturano le vostre Anime, oh fiori! Siete di nuovo in Vita?... Sì, siete ancora in Vita; anche se intorno la Natura culla una valle, un lago dispersi nel Nulla. Così avvièn che una vecchia quercia prende con le sue fronde i segni degli artigli de’ i picchi; essi hanno incisi i vostri nomi, o fior, la Vita vostra... Tremate: è giunta l’ora di quel che v’è oltre la Morte e il respiro!... E voi, oh fiori, che avete visto morìr il Cigno che vi amava... voi... che lo avete lasciato spiràr, oh voi, ciechi d’Amore, cosa direte a questo vento che vi prende l’Anime? Fu così immane il tuo canto, oh mio Cigno, che ora comprendo quale fu il tuo Amore... E or mi circonda, m’opprime... Temo. Salva tu questo fiore! Dicono i fiori, sùpplicano i meschini: - Oh tu, Cigno, ricòrdati che al lago d’Amor cantavi a noi! Tante pene soffristi; eppur cantavi; sette canti spendesti pria di morìr. Ricòrdati che dunque tanto amavi i nostri petali ombrosi e silenti, che col tuo canto ci volesti un dì fare parlàr. Ma sul tuo labbro un giorno non vi fu più il tuo respìr -. Il tuo canto si chiuse all’ululato del lupo oscuro? Tacque forse pe’ i ghiacci delle valli rimaste senza Luna e senza Sole? Tacesti per la cerva colta adultera dall’ombre della sera? Smettesti di cantare per i corvi rapinatori d’occhi?... E ora i fiori recisi si gorghèggiano trascinati dal vento sull’alme onde del lago. Sono colpevoli! Stillano lagrime!... E il Cigno ‘l prenderà: - Venite a me! Voi rose rosse- fuoco, anche se vi struggeste per sì tanta e gran passione; voi, viole, melanconiche e serene, pur se la Notte v’ha un po’ segnate con violacee tenebre; margheritine candide e innocenti che vi piegaste allo zampettàr empio dei predatori; voi, ciclamini, anche se silenziosi vi macchiaste del sangue delle vittime; venite a me, voi tutti, fiori miei variopinti che - pur stando in lagnanze per questo - il vostro nettare un dì daste all’api. Ma voi... fior incolori, cosa volete? Andàtevene! Annegate nel lago, per voi non sento Amor! -. Allora sarà un dì di pianto e strazio per la foresta e per i fiori suoi: alcuni poseranno là, oltre il vento... altri non avràn che la nuda terra. Sì, è tardi il piangere! Ma non vi ricordate?... Una volta una voce disse ai fiori: - Sarete eterni! E questa è una promessa! -. Offrite, oh fiori, le vostre preghiere, schiudete i vostri profumi fulgenti; quel giorno è dunque giunto. Come un pezzo di pane che è scagliato nel lago, qual ristoro d’altri cigni, fiori! ora lo vedete? Galleggia inerme, e rigido, e appassito, e dai fondali i pesci svelti s’alzano quasi a provàr mangiarlo, ma è pur vano. E voi!... voi or lo volete assaporàr, voi che avete compreso questo suo folle Amor; come fu la promessa di quella voce. Non è ancora sì tanto tardi, oh fiori, il Cigno a santificàr! Cigno, che al lago cantasti d’Amore, cantòr sublime di dolci romanze, tu... che pur conoscendolo ignorasti il leggendario mònito a’ tua stirpe: - Cigno che canta, al finìr, si tramonta - abbi pietà, e in tuo sepolcro accogli il riposo supremo dei tuoi fiori! Fia Notte; ma la Tempesta si placa, il freddo vento si riscalda, e càlmasi, e la montagna non frana più, è salda. I petali variopinti dei fiori al Cigno s’avvicinano sereni, e nella Notte confòndonsi un po‘. I nembi lìberano allòr la Luna; ed ella col suo lume quell’alveo funebre allùmina tosto. Preludio all’alba, la tomba è vuota. Ha vinto Amor! - Ha vinto Amore? - il fiorellìn viandante allòr si chiede mentre oltrepassa la foresta e va alle rive del lago. Da lontàn ei ne vièn a contemplàr il cigno morto; ma più non lo scorge. Dov’è? Fu Sogno? L’Amor è dunque una chimera assente che più si cerca, più non si ritrova? è davvèr così lontano il suo cielo? è impossibile stringersi al suo eterno infinito sorriso?... E intorno restano i dubbi e le doglie, e incatenati sono i Sogni e i vespri. Viandante, ascolta! Non resta che codesto Desiderio, eterna lotta a vivere e a morìr! Oh caro Cigno, un fiorellino qui vedi, son io! Ho tanti Autunni ancora, e Primavere, forse conòscer debbo ancòr l’Estate; ma l’Inverno è d’intorno. Ogni giorno che passa, ogni mio petalo pèrder sua tinta rischia, e il Tempo è inesorato. In fin è come se ïèr son sorto, ed è oggi che vivo, dimani muoio... fossero pur mill’anni è questo il vero: Tutto è nel battito, o Cigno, di tue ale. Ma quando sarà il giorno lìberami dai vortici del lago che inabissare pur Te sì tentò, la Morte eterna. E dàcci un bacio... un bacio, uno soltanto, e scenda a noi il tuo Canto, il tuo divino Amor. Amen
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L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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